Ed Ade chiese a Zeus

“Ed Ade chiese a Zeus di salvare il mondo concedendo di nuovo alla morte la propria centralità ed eliminando una volta per tutte quel delirante di Asclepio (Esculapio latino) che tutti guariva”

Sono da 30 giorni prigioniero di una psicosi ormai collettiva di altri tempi:è arrivato il tanto temuto ed atteso virus “nuovo” e con lui la inevitabile “pandemia”.Ho controllato le caratteristiche strutturali del nostro nuovo nanokiller ,la sua effettiva assoluta novità per la memoria immunologica del genere umano e con un brivido ho realizzato che la suscettibilità teorica all’infezione è l’intera popolazione mondiale!

Il 20% rischia una malattia respiratoria o vascolare seria,l’1% la morte.E da quel momento il mio lavoro è cambiato,il mio reparto sparito,la mia attività sospesa,opero solo pazienti COVID+ complicati.La notte vago in un ospedale spettrale,il giorno mi muovo come se dovessi districarmi attraverso una griglia laser ,parto con il senso di colpa per i pz condannati,torno con il senso di colpa per i miei figli……ma cosa sta succedendo?

Realizzata la possibilità di naufragio con reale rischio di morte per me stesso ed i miei affetti piu’ cari la mente vaga alla ricerca di strategie di sopravvivenza,alla disperata ricerca di idee rassicuranti od almeno ansiolitiche.E cosi scopro che posso attingere solo a lontane citazioni infantili della famigerata Spagnola dei bisnonni ed alla disperazione del biennio ‘44-‘45 alla fine della seconda guerra mondiale dei nonni e dei genitori.Niente altro.Tutto il resto sono citazioni letterarie da Tucidite a Boccaccio e  Manzoni,dalla tragedia greca a Kafka e Levi.Ma di personale niente,niente di vissuto o strutturato.Nessuno schema comportamentale a cui poter attingere.Ho speso infatti  tutta la mia vita professionale accanto alla morte,ma solo come morte dell’individuo,del singolo individuo ammalato.Mai del gruppo,del mio gruppo e con esso di me.Negli ultimi tempi poi con la rimozione collettiva dell’idea di morte……Una società frivola difficile da curare.Rimaneva, certo, il senso del dovere senza però quell’empatia che mi aveva travolto ed eccitato da giovane laureato.Per non parlare della ingiusta persecuzione giudiziaria degli ultimi 10 anni per la supposta malasanità mediatica!

Poi improvvisamente il COV2 e tutto cambia.Cambia radicalmente la prospettiva.Tutti in tempi diversi abbiamo realizzato la concreta possibilità di morte per ciascuno di noi ed io stesso che ho sempre esorcizzato la paura di morire proiettandola sull’altro ho chiari indizi di PAURA.E si sa che la paura attiva i circuiti piu’ recondidi e si inizia,di nuovo finalmente a pensare…..

Alcuni frammenti di realtà nel dormiveglia,nel metaconscio:

”la bellezza salverà il mondo” sentenzia il principe Miskin nell’”Idiota” di Dostoevskij.”La grande bellezza” di Sorrentino?

Per molti anni in effetti mi sono detto, come il principe Miskin, che dove è tanta bellezza non può’ albergare il male,”kalos kai agatos” dei greci insomma.Oggi invece concordo pienamente con il pensiero decadente di Sorrentino:ti amo perché sei la mia bellissima terra,la mia conturbante madre, ma ti odio perchè so’ che sei dissoluta ed amorale.Bellissima non significa necessariamente buona!

”Inutile piangere .Si nasce e si muore  da soli” dice Pavese ne “La casa in collina”,nelle terapie intensive di Bergamo tutto ciò in questi giorni è ordinario e straziante.

Poi alcune immagini folgoranti come la stupefacente cavalcata ne “il trionfo della morte” nel Palazzo Albatellis a Palermo o “Guernica”di Picasso a Madrid.Guttuso racconta che Picasso si sia ispirato proprio a questo magnifico affresco quattrocentesco per il famoso cavallo della morte in Guernica.Modernissimo e terribile.Ma un particolare sopra tutti colpisce.Il pittore sconosciuto ,forse scampato alla famosa epidemia di fine 400 a Palermo ,quasi auspica l’irruzione della pestilenza.Questa infatti irrompe nel giardino signorile ignorando la plebe che la agogna per cessare finalmente le sofferenze di una vita in miseria e colpisce elettivamente ricchi signori,vescovi e giovani nobili.Quasi a vendicare le spaventose diseguaglianze del tempo.Il tutto nella serafica indifferenza delle dame annoiate , degli intellettuali affaccendati (musici,pittori,letterati)e dei signori ancora intenti alla caccia col falcone ed i cani . Quasi l’unica giustizia possibile,data l’ingiustizia strutturale dell’uomo.Il cavallo è sostanzialmente lo stesso,ma lo scenario di morte è completamente diverso:l’uno collegato alla pestilenza,male naturale ed unica giustizia in un mare d’ingiustizia,l’altro, in Guernica ,collegato alla guerra,male creato dall’uomo,apoteosi dell’ingiustizia umana.

Mio padre è morto a 90 anni appena un mese fa senza mai realizzare di poter morire,nel totale rifiuto della morte sino all’ultimo.L’ho sempre detestato per questa sua visione magica ed acritica della vita, come lui ha sempre detestato questa mia eccessiva quotidianetà con la morte.Non so chi dei due avesse piu’ paura,chi cercasse con piu’ determinazione l’immortalità.Chissa!

Poi l’ingresso potente del sesso e della pornografia che io collego da sempre alla vita ma che molti collegano alla morte.Comprensibile per un cervello maschile a bagno nel testosterone:lo stesso ormone che codifica per il coito e la vita infatti codifica anche per la violenza e la distruzione come è ben stigmatizzato da Kubrick in “Arancia meccanica”.Forse meno comprensibile per lo stesso cervello  imbevuto di estrogeni!Non ho mai capito infatti se le ragazze attratte dal macho di turno intuiscano che stanno corteggiando il proprio potenziale carnefice.

Se è maschio e fa sesso troppo bene è probabile che possa uccidere altrettanto bene.Ma oggi va di moda pensare che sia esclusivamente un fattore culturale….eros e thanatos del mito.

Ma la morte collettiva è diversa ,priva del senso del bene e del male,random ,ineluttabile.Il virus non ha preferenze e non ha scopi.E’ essenziale nella sua struttura ed è essenziale nella sua opera distruttiva.Arriva,colpisce tutto il genere umano e si allontana,qualche volta ritorna.

Se questo lo provoca la mixomatosi nella popolazione dei conigli selvatici dell’isola del Giglio ormai giunta al climax della curva malthusiana,lo troviamo giusto e comprensibile.L’epidemia ciclicamente infatti riequilibra lo stato di sovrapopolazione.Sino alla crisi successiva.Se invece lo fa un insignificante coronavirus nello scenario di un pianeta sovraffollato da miliardi di  derelitti,no questo è inaccettabile e deve essere collegato a qualche cosa di maligno ,di apocalittico! Non ci trovo nulla di maligno,nulla di morale,nulla di immorale.Succede e risuccederà.Ormai lo sanno e lo capiscono tutti anche gli antiscientifici,i terrapiattisti,perfino i fautori del mercato globale.Le pandemie virali esistono ,sono sempre esistite e sempre esisteranno.Anche quando il mondo era un eden verde,anche quando sara’ una chiazza di petrolio e plastica.Non è ingiusto, è naturale ed inevitabile almeno sino a quando non avremo scoperto gli antivirali.Così dopo le pandemie batteriche sconfitte con gli antibiotici e le pandemie virali sconfitte con gli antivirali,avremo le pandemie micotiche,parassitarie,da lieviti e chissà da qualle forma di vita altra.Ade deve continuare a fare il suo lavoro.L’uomo deve continuare a temerla per credere,limitare il suo delirio di onnipotenza,amare il prossimo con il quale entrerà subito in competizione appena passata la crisi.Lo sappiamo ma cerchiamo sempre di dimenticarcelo:è la specie che deve sopravvivere non necessariamente l’individuo!E qui Asclepio proprio non ci stà!Che abbia buttato via la mia unica vita?Mi sono chiesto tante volte se quelle gelide notti passate ad operare in urgenza il 90enne di turno occluso o perforato avessero un senso,se i 15 anni di patologie croniche per ogniuno di noi over 60 fossero un saggio prolungamento della vita,se proprio la mia medicina non stesse complicando tutto drogando la realtà e convincendo tutti che la morte è sconfitta e che chi muore quindi deve protestare,perche’ non doveva morire ,non poteva morire

Insomma anche se puo’uccidere me ed i miei cari,ho una moglie e tre figli magnifici ,COV2 ha tanto da farci riflettere. Concordo ovviamente a questo proposito con Bernard Henri Levy che sostiene ,proprio in questi giorni difficili, che gran parte degli attuali predicatori improvvisati alla disperata ricerca di un senso per l’azione del virus, in realtà mal celano il poco rispetto per gli esseri umani ed il loro dolore.

Naturalmente questi spunti di riflessione sono proprio tesi a togliere terreno alle giustificazioni “morali” delle pandemie e non a sottovalutare cinicamente l’immane dolore che comportano.Estranea anche l’ossessione, derivata dal proprio maestro Foucault,di una casta sacerdotale medica rivitalizzata dietro al nuovo rituale!

Cio’ che mi preoccupa davvero però è ciò che si puo’ scatenare nell’umanità sconvolta e destabilizzata,magari economicamente distrutta.Il sopruso,l’istinto di sopravvivenza,la prevaricazione e la guerra.Questo dobbiamo combattere con tutte le nostre forze. Asclepio,questo è molto piu’ temibile della morte e della malattia,molto piu’ temibile di un virus!Non possiamo permettere infatti che Ade oltre a vincere la sua ineluttabile partita ne provi anche un perverso e sadico godimento.

pubblicato il 21 Aprile 2020 l’Editore

SARS-COV2 perché è difficile fornire risposte precise

Ricevo e volentieri pubblico,su gentile autorizzazione dell’interessato,questa bella sintesi dell’amico Giorgio Tulli,caposcuola dell’anestesia e rianimazione fiorentina,membro appassionato dell’ARS Regione Toscana,cultore delle problematiche inerenti le infezioni ospedaliere e la sepsi.

Grazie Giorgio Firenze 10 Aprile 2020

“anche stasera un momento di riflessione con voi, un pò con l’idea di tenervi compagnia , un pò per sentirmi io con voi .

La riflessione è che:  La pandemia ci ricorda perché gli scienziati e gli esperti non possono rispondere a tutte le domande

La pandemia e le crisi sanitarie forniscono straordinari opportunità per la rapida generazione di informazioni scientifiche affidabili ma anche per disinformazione, soprattutto nelle fasi iniziali, che può contribuire all’isteria pubblica. Il modo migliore per combattere la disinformazione è con dati affidabili prodotti da chi fa ricerca in Sanità. Sebbene impegnativa, la ricerca può aver luogo  durante le pandemie e le  crisi sanitarie ed è facilitata da una pianificazione anticipata, dal sostegno  governativo, da altre opportunità di finanziamento mirate e collaborazione con i partner del settore. La risposta della ricerca sulla malattia da coronavirus 2019 ha messo in luce sia i pericoli della disinformazione, sia i benefici e le possibilità di eseguire ricerche rigorose anche in tempi difficili.

Michel Foucault , nei suoi ultimi anni di vita , era ossessionato  da quello che definiva il trionfo del “potere medico”  e dalla “medicalizzazione”  generalizzata della società . Quasi 40 anni dopo con l’infezione da COVID 19 e con la sua complicazione settica SARS-COV2 ci siamo . Per medicalizzazione Foucault intendeva innanzitutto la fede quasi religiosa nella parola del terapeuta ed il medico che si sostituiva all’uomo di governo nel ruolo di buon pastore che guida la società . Ed ecco che le Istituzioni Scientifiche parlano , danno consigli , indicano percorsi diagnostici e terapeutici , ogni giorno e con sempre maggiore forza affiancano la Politica quasi a voler costruire una fede religiosa nei terapeuti. 

Ma perché dovremmo credere alle istituzioni scientifiche che ci hanno detto , per esempio, che la “mascherina”  serviva solo per gli infetti ed oggi sembrano tornare sui loro passi dicendo che serve a tutti ? Come facciamo a sapere se quello che ci dicono oggi  che gli animali domestici non sono un pericolo non sia falso domani? Se la comunità scientifica si è all’inizio divisa tra chi diceva che il pericolo non era superiore a quello di una influenza e chi annunciava l’arrivo di una pericolosa pandemia, che utilità ha starla ad ascoltare quando si delineano  ulteriori divisioni? Se in Giappone un gruppo di  scienziati ha valutato di iniziare la prova clinica dell’anti-influenzale Avigan, perché in altri paesi come la Corea del Sud invece si è giudicato che fosse inutile  ed in Italia ci si divide tra chi non vuole iniziare un trial clinico  sullo stimolo di un video su YouTube e chi invece non capisce perché dovremmo privarci di un’altra  opzione terapeutica?  Il virus rimane  a lungo in aria , infettando gli ignari passanti oppure no? 

Tutti noi , ricercatori compresi, ci aspettiamo che la ricerca scientifica dia delle risposte univoche, rapide e precise a tutte queste domande. Ci aspettiamo di avere risposte nette e di non vedere se non sporadiche divisioni tra i ricercatori, preferibilmente solo su dettagli tecnici , non su questioni di vitale importanza.  Ma non funziona così . Chi in tempi come questi cerca risposte rapide e nette tende ad affidarsi proprio a quelli che danno risposte senza fondamento , non importa se abbiano una laurea in una disciplina scientifica o no. E non perché la scienza non sia mai in grado di fornire  certezze immutabili , la grossolana ed inadatta spiegazione che gli “oppositori della scienza”  forniscono  a questo fatto. In realtà , il punto sta nell’essenza stessa della ricerca scientifica : solo i dati raccolti ed analizzati con un METODO RIGOROSO possono fornire risposte , e solo la replicazione multipla di un risultato da parte di più gruppi indipendenti dà un minimo di garanzia che non si stiano cacciando farfalle . La rilettura di Galileo magari attraverso le parole di Bertolt  Brecht ci può essere utile in queste lunghe ore di lock-down. Nella attuale emergenza , siamo nella fase di raccolta di in numero elevatissimo di osservazioni  e dati su una nuova minaccia alla salute dell’uomo. Ma lo dovevamo essere anche ieri quando non volevamo raccogliere dati , o ci era impedito, sulle infezioni da batteri multi resistenti agli antibiotici, sulle infezioni correlate all’assistenza, sulla sepsi e lo shock settico, altrettanti gravi minacce alla salute dell’uomo.  Ma prima che si possa rispondere alle domande che ci siamo posti ed ancora a tante altre , bisogna che si faccia pulizia di tutto ciò che ci può fuorviare, delle osservazioni condotte in presenza di troppi  bias , di quelle ottenute su campioni troppo piccoli e di quelle influenzate da fretta e metodi sbagliati. Questo naturalmente , richiede analisi in uno spazio di tempo incompatibile con le notizie dell’ultim’ora che ci martellano ad ogni ora del giorno e della notte: ecco perché proprio le novità che emergono portano a domande le quali, quando rivolte ad uno scienziato ottengono risposte il cui grado di affidabilità è più basso del solito  e che potranno cambiare rapidamente con l’accumularsi dei dati. Il che non vuol dire che non sappiamo già rispondere a moltissime domande sulla base di ciò che già è consolidato in epidemiologia: vuol dire che le risposte saranno inizialmente qualitative e via via sempre più affidabili nello spazio di questi mesi venturi , oltre a cambiare eventualmente di nuovo  perché l’iniziale base su cui poggiavano viene rovesciata da dati di maggiore qualità e consistenza. E’ necessario che tutti impariamo a convivere con una INCERTEZZA  inizialmente ampia e poi  gradualmente sempre più ristretta, senza preoccuparci  troppo se le indicazioni della comunità scientifica date nelle prime ore dell’epidemia dovessero cambiare . Il che naturalmente non significa che ogni affermazione di qualunque ricercatore va fornita dati alla mano, per pochi che siano, senza inventare ipotesi o teorie da dare in pasto al pubblico prima di avere l’evidenza necessaria per supportarle. Per questo ci deve sempre essere in ognuno di noi , impegnato a capire i fenomeni legati alla malattia , l’imperativo etico a lavorare perchè la CONOSCENZA emerga dal rumore di fondo , imperativo etico a non usare egoisticamente un fenomeno per il proprio successo e la propria immagine ma solo per studiare il fenomeno ,  per osservarlo nel dettaglio e nei suoi aspetti di incertezza , per tramutarlo in dati  buoni ed onesti e per questo utili a tutta la comunità scientifica. “