intelligenza emotiva:verso un nuovo modello di apprendimento

Prendo spunto dalla homepage ,che scrissi ormai qualche anno fa ,per una associazione di amici finalizzata ad un turismo “intelligente” in grado di trasmettere contenuti e tecniche.Goleman aveva già pubblicato da molti anni il suo testo rivoluzionario e le evidenze scientifiche relative all’esistenza di una reale” intelligenza emotiva”si stavano accumulando con forza.Oggi l’ultimo passo:dopo gli psicologi,le multinazionali,le grandi organizzazioni di management pubbliche ma soprattutto private,finalmente anche la scuola si è messa al passo.In molti stati USA da oggi l’educazione emotiva è divenuta materia obbligatoria d’insegnamento.E’il riconoscimento che mancava all’importanza del nostro cervello emotivo,alla costatazione che un apprendimento efficace passi attraverso la conoscenza ed il dominio delle proprie emozioni e che il successo premi chi riesce a stabilire un valido rapporto con il proprio io emozionale.

Ma proprio oggi che il cammino sembra concluso un dubbio mi assale:identificare le emozioni,esprimerle,valutarne l’intensità,aumentare la resistenza allo stress,conoscere la differenza tra emozioni ed azioni certamente aiuterà i nostri figli a controllare i propri stati d’animo e probabilmente permetterà loro di avere piu’ successo …..ma standardizzare e controllare le emozioni migliorerà veramente questo nostro mondo?E’auspicabile una “ortodossia emotiva”?

Mi ha colpito la recente osservazione di una attenta studiosa del sistema scolastico americano “il guaio del nostro sistema educativo è che non abitua alla libertà di pensiero,altro che controllare le emozioni:andrebbero scatenate”.Diane Ravitch.

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……..”Il rationale della nostra strategia d’intervento si basa sulla cognizione ormai acquisita dalla neurobiologia della presenza in ognuno di noi di una mente emozionale ed una razionale quali facoltà semiindipendenti che riflettono il funzionamento di circuiti cerebrali distinti anche se interconnessi.Ne risulta che l’equilibrio individuale  è determinato dal peculiare coordinamento dei due sistemi.Costituisce evidenza scientifica che la mente emozionale risieda in strutture cerebrali primigenie (sistema libico ed amigdala)che codificano schemi di comportamento selezionati dalla nostra storia evolutiva in quanto specie umana.Tali schemi erano e sono tesi a salvare l’individuo in situazioni di rischio imminente con reazioni istantanee e necessariamente svincolate dal controllo razionale corticale.Questa base biologica ci espone a due ordini di problemi.Innanzi tutto abbiamo bisogno delle “emozioni” perché colorano la nostra vita ,in secondo luogo perchè ci aiutano in situazioni di pericolo anche se troppo spesso ci capita di affrontare dilemmi postmoderni con un repertorio emozionale adatto alle esigenze del Pleistocene.Ognuno di noi infatti ha sperimentato direttamente o indirettamente lo stato mentale in cui le passioni prendono il sopravvento “di necessità” travolgendo la mente razionale.Questi sono sicuramente i momenti piu’ delicati per la nostra incolumità psichica e fisica e sono dominati da schemi subcoscienti ancestrali custoditi nella nostra mente emozionale.Possiamo fidarci delle nostre reazioni quindi in stato di stress proprio quando tali antichi schemi si superficializzano?Quando la nostra mente emozionale è una valida guida e quando invece è controproducente?Cosa può fare la ragione se i nostri schemi di sicurezza in caso di grave minaccia sono a favore della nostra mente emozionale?Alcuni di noi inoltre sperimentano tale modalità rarissimamente se non mai,altri per ragioni lavorative o ambientali vi sono esposti quotidianamente.Esiste un training per modulare le  nostre risposte emotive allo stress?La constatazione che le ricchissime connessioni neurali dell’amigdala le permettano ,in caso di emergenza emozionale,di sequestrare gran parte degli altri centri cerebrali anche corticali e di imporre i propri comandi anche alla mente razionale può esporci ad eccessivi rischi o puo’ in alcuni casi aiutarci?Tutte problematiche affascinanti oggetto di studio intenso da parte di neurobiologi,psicologi esperti in psicotecnologie,esperti di gestione di risorse  umane.

 Il nostro fine in realtà è molto piu’ pragmatico e volto essenzialmente alla ottimizzazione delle relazioni tra i due livelli di intelligenza (razionale ed emozionale) sì da realizzare un livello di apprendimento veloce,piacevole ,ma soprattutto efficace.Sì perché sempre maggiori sono anche le evidenze scientifiche di una stretta correlazione tra emozioni ed apprendimento.

 Intendiamo muoverci quindi su due livelli:

 un livello conscio connesso con il piacere fisico e mentale.Il pepe come elemento di sapidità e stimolo a gustare.La possibilità di speziare la propria vita,anche se per un periodo limitato,approfondendo a livello di eccellenza attività fisiche e mentali fortemente gratificanti e fortemente accettate dal nostro lato razionale come belle ed utili(navigare a vela,esplorare i fondali marini,cavalcare,vivere la natura,perfezionare una lingua stranieria,approfondire le proprie cognizioni di archeologia o botanica,solo per fare alcuni esempi) in contesti ambientali eccezionali.

 Un secondo livello,subliminare,connesso con le potenzialità bleu.Il bleu inteso come colore della emozionalità,dell’anima,di ciò che è fluido,profondo,nota bleu del jazz,metaconscio.Questo è un livello piu’ segreto ma strategico.Nei giorni,occupandoci piacevolmente ed intensamente delle nostre attività formative  in ambiente “bleu”,piano piano perderemo i contatti con la realtà di tutti i giorni.Ci renderemo conto ,sempre come esempio,che la regolazione  fine di una andatura da match race in modalità “bleu”,o un corso linguistico specialistico d’inglese per regate o tedesco per business nella stessa modalità finiranno per scavalcare i contenuti stessi della singola attività formativa.Senza accorgercene deafferenteremo con il “piacere” di fare e capire in ambiente “bleu” le nostre consuete vie di integrazione accedendo direttamente al livello di interconnessione delle nostre due modalità di intelligere.Potremo così acquisire concetti,sensazioni,piccole armonie dimenticate o mai provate.Complici saranno ambienti e condizioni di studio insolite ed in qualche modo confinanti, quali la barca,il mare aperto,l’isola,la profondità,il buio,l’ipogeo,il casale isolato in cui abbiamo tutto ma lontano da tutto.Potranno forse anche emergere fugaci sensazioni di estraniazione ,di non conosciuto,di dissonanza,di “bleu” insomma secondo l’accezione anglosassone.Piccole destrutturazioni per riottimizzare e per poter apprendere in modo efficace e nuovo.

Teniamo a sottolineare che la costante ricerca di tali modalità bleu esula assolutamente da pratiche esoteriche o religiose,da manipolazioni psicologiche , training comportamentali o condizionamenti di qualsivoglia natura.Unici riferimenti metodologici sono la maieutica e l’estetica.

 Piu’ recentemente sentiamo sicuramente di poterci riferire a quegli Autori che individuano nell’apprendimento emotivo una piu’efficace modalità di apprendimento.Costoro infatti sostengono,proprio come noi, che  non si apprende solo dai contenuti ma anche da percezioni ed emozioni che proviamo magari inconsapevolmente e che utilizzare situazioni emozionalmente coinvolgenti risulti non solo un metodo utile per rendere piu’ piacevole e veloce l’apprendere ,ma soprattutto un processo indispensabile per generare apprendimenti efficaci(Rotondi 2002).

 In effetti il “viaggio” che proponiamo nella nostra homepage altro non è che una “strategia di apprendimento emotivo”(emotional learning strategy),ma vogliamo nuovamente sottolinearlo con forza ,unicamente finalizzato ad un apprendimento efficace.”…….

 Bibliografia

 De Kerckhove, D. (1996). Psicotecnologie da “La pelle della cultura”, Genova, Costa eNolan.

 De Kerckhove, D. (2002). Psicotecnologie: interfaccia del linguaggio, dei media e della mente in “Convegno di psicotecnologie”, Università di Palermo.

 Deplano, V. (2005). Gli orizzonti dell’e-learning, For 63 9-12.

 Ferro, A. (2002). Fattori di malattia, fattori di guarigione, Milano, Cortina.

 Goleman, D. (1995). Emotional intelligence, London, Bloomsbury.

 Reggiani, M. (2005). In difesa dell’intelligenza razionale, For 65 99-102.

 Rotondi, M. (2002). Apprendimento emotivo, For 52 55-62.

 Spaltro, E. (2002). Formazione ed emozioni, For 52 44-54.

 Varchetta, G. (2002). Investire in emozioni: radicalità e criticità, For 52 5-7.

 Varchetta, G. (2002). Le emozioni: un ritorno?, For 52 10-15.

 

L’editore 20 gennaio 2014

 

 

 

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