Tehran

 

L’Editore 5 Ottobre 2013

Tehran ,Ottobre 2010:quando un convegno internazionale……….

 

ceramica persiana

ceramica persiana

Il giorno in cui mi fù girato l’invito a presentare l’ esperienza del nostro gruppo in chirurgia pancreatica robotica all’Università di Tehran percepii che stava per concretizzarsi un evento fuori dalla routine.Nel mio gruppo di lavoro infatti tutti conoscevano la mia propensione al viaggio e la mia istintiva simpatia per le mete meno scontate,ma in questo caso io stesso fui assalito da qualche titubanza:l’Iran era da anni il paese proibito agli occidentali ed in quei mesi del 2010 se possibile la tensione era ancora piu’ acuita.Si temeva un imminente raid aereo israeliano come risposta ad un contestato programma nucleare del governo iraniano. Per non parlare dell’immaginario collettivo ormai costruito intorno all’Iran quale paese di fanatici,fondamentalisti,terroristi internazionali.Ma la curiosità……

Avere l’occasione di assaggiare “la Persia”dal punto di vista storico-culturale e “l’Iran”da quello politico-sociale era una tentazione irresistibile.Ne parlai a casa,pensai che il gruppo italiano  era una delegazione ufficiale ed accettai.

ceramica persiana

ceramica persiana

 Nei giorni precedenti la partenza cercai di non pensarci troppo,mi colpirono però le procedure per ottenere il visto d’ingresso (le incredibili dichiarazioni da sottoscrivere ,la possibilità di ottenere un pass solo su invito ufficiale del governo iraniano,la certezza di dover cambiare passaporto al mio ritorno) e le rigide indicazioni comportamentali impartite al gruppo da parte degli accompagnatori quali la scelta degli itinerari possibili, la scelta degli Hotel per stranieri ed i loro prezzi esorbitanti,la necessità di dichiarare con chi si sarebbe dormito nella propria stanza(!) e soprattutto se si era sposati con tale eventuale persona,l’obbligo di dichiarare il denaro disponibile per il viaggio in assenza di carte di credito utilizzabili(l’Iran infatti era fuori dai circuiti bancari internazionali),la proibizione al noleggio individuale di auto.Non nascondo che tutto ciò mi turbò,ma prevalse la convinzione che anche la propaganda più ottusa difficilmente riesce ad oscurare completamente la coscienza di un  paese,e ciò memore delle esperienze nell’Europa dell’Est prima della caduta del muro.Mi aspettavo qualche cosa di simile a Praga anni 70 ed in parte così fu.L’unico dubbio serio rimaneva sul tipo di fanatismo:conoscevo il fanatismo politico,ma non riuscivo ad immaginare quale proporzione potesse assumere il fanatismo religioso nella popolazione comune.E questo mi spaventava.

 Preparai la mia relazione,i video e finalmente arrivò il giorno della partenza.A Fiumicino constatai che il gruppo era costituito da una decina di colleghi in rappresentanza delle maggiori realtà scientifiche italiane ,tutti mossi dalle stesse curiosità e dagli stessi timori.Fui informato che alcuni invitati avevano rifiutato per eccesso di rischio.Ciò nonostante la partecipazione al convegno congiunto della MMESA(Associazione di chirurgia endoscopica e mininvasiva del Mediterraneo e del Medio-oriente) e dell’Associazione Iraniana di chirurghi mininvasivi costituiva un’ottima vetrina per il nostro lavoro ed una notevole occasione per concrete collaborazioni.Io ero l’unico chirurgo che  presentava esperienze robotiche.

La rotta d’andata era sostanzialmente obbligata dato che il Quatar era tra i pochi paesi del Golfo che permettevano scali per Tehran e le proprie compagnie di bandiera fornivano collegamenti costanti con l’Iran che è poi sempre stato il “Grande Dirimpettaio”.Sino a Doa tutto era nello standard occidentale,lasciata Doa si entrava veramente nella tana del lupo:pochissimi passeggeri,donne quasi assenti e rigorosamente velate,cibo in linea con precisi precetti religiosi,assenza di alcool ,orario impossibile.A mezzanotte eravamo nella Las Vegas del Golfo Persico (veramente sfarzosa ed eccessiva),alle quattro del mattino stavamo atterrando nell’aereoporto internazionale di Tehran.Pensavo ai controlli che mi attendevano,ad un aeroporto militarizzato,ai confini del mondo civile,alla propaganda delle immagini,invece……niente!Stanchi ma tesissimi scendemmo in questo grande scalo aereo,modernissimo,severo,cemento e cristallo,assolutamente privo di immagini.Controlli minimi,bagagli in ordine,un funzionario sorridente della dogana mi fece notare come la foto sul passaporto era probabilmente di un altro passeggero data la mia nuova folta barba.Effettivamente mi resi conto di essere irriconoscibile,ma anche che al funzionario ciò non interessa dato che probabilmente era superinformato sul mio conto.Passammo tutti in silenzio,la struttura era imponente,pulita,spettrale,senza anima viva .All’alba ci trovammo così in attesa del trasferimento in Hotel un po’ stupiti e delusi:nessun passeggero in transito,nessuna gigantografia di Komeini,nessun interrogatorio dei servizi,nessun passdaran,nemmeno una carta per terra,cemento armato di qualità superiore…..che strano posto. Le donne del nostro gruppo erano silenziose e tese:avevano infatti l’indicazione di non scoprirsi il capo per nessuna ragione,nemmeno in contesti privati.E questo per una occidentale è veramente insopportabile,ma così hanno dovuto fare sino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno,rispettando le regole del gioco un po’ per paura ,un po’ perche’ nello spirito del luogo ,con un tocco inatteso di fascino in piu’.Credo però che il volto completamente coperto di altre realtà medioorientali sia davvero una misura ben piu’ pesante,ma così è…..almeno per ora.

L’ingresso nel paese allora piu’ difficile del mondo è stata una passeggiata….ed inevitabile è stata la battuta all’interno del gruppo:certo, chi vuoi che si preoccupi dei furti se sei in casa dei ladri!E già qui tutti manifestavamo il sentire comune che “noi” eravamo le potenziali prede e “loro”, gli indigeni, i potenziali terroristi.Quindi nessun rischio di terrorismo in casa dei terroristi!Assioma subliminare ma in qualche modo rassicurante,dato che nello stesso giorno erano stai bloccati gli scali internazionali di Londra,Parigi,New York per allarme terrorismo!

panoramica

panoramica

 

 

 

 

 

Finalmente venimmo trasportati in Hotel attraversando tutta Tehran con un’alba incredibile.La  megalopoli ancora sonnolenta,le montagne circostanti innevate,il clima secco e mite,il cielo zaffiro di un tardo Ottobre incantato .Ero  sfinito ,ma  tutto era così bello che non riuscivo a rilassarmi.La luce, tipica dei paesi del deserto,se possibile era ancora più tersa ed avvolgente.Arrivammo finalmente all’Hotel per ospiti stranieri splendido e decadente,davvero Praga anni ’70.Tutti gentilissimi,servizio impeccabile,camere retrò ma pulite,vista indimenticabile sulle cime innevate circostanti.Scoprii chè Teheran è una megalopoli adagiata su pendici montuose (i famosi Monti Elburz) che degradano sino al deserto e svenni sul letto in un sonno profondo.

panoramica

panoramica

La mattina successiva ,di buon ora ,mi recai al padiglione congressuale nei pressi dell’Università e di una ultramoderna struttura ospedaliera da poco terminata,per iniziare i lavori scientifici.Il quartiere era moderno ed elegante situato nella parte più alta della “città  estiva” dove il sultano risiedeva nei mesi piu caldi.Il traffico era intenso,ma ordinato e ciò che mi colpì da subito fu la pulizia dei quartieri attraversati e la quantità di particolari platani che bordeggiavano tutte le strade percorse.All’ingresso della segreteria scientifica incontrai gli altri colleghi italiani ed alcuni chirurghi mediorientali che mi furono presentati.Scoprii che avevamo conoscenze in comune e che molti dei professionisti conosciuti nelle mie esperienze lavorative inglesi ed americane erano ora stimati docenti delle università nazionali(in Giordania per esempio ed al Cairo).Il tono così divento’ immediatamente familiare e ci scambiammo informazioni e valutazioni come se ci fossimo sempre conosciuti.Questa è la cosa che mi ha sempre affascinato della comunità scientifica.Si trova subito un canale comune di scambio.In particolare stabilii un contatto “a pelle” con un chirurgo dell’ambasciata libanese sposato con una italiana di Lecce e con alcuni medici iraniani della segreteria scientifica.In particolare una giovane chirurga plastica responsabile  dello staff organizzatore che da quel momento mi trasferi’ una massa di informazioni e valutazioni essenziali per capire cosa stava succedendo in quel paese.Le donne che ho incontrato nel contesto medico universitario erano numerose,assolutamente gentili,somaticamente molto diverse tra loro ma tutte iperefficienti,con ottimo inglese,eccitate per la possibilità di interagire con il resto del mondo.Portavano tutte il foulard sui capelli ed indossavano prevalentemente pantaloni e casacche marroni e nere.Questi sono i colori che prevalevano in tutta Tehran.E già questo è stato uno shock.L’abolizione dei colori sgargianti a cui eravamo abituati accese in modo incredibile gli sguardi e le espressioni.Tutto diventava più serio ed intenso.Venendo da un contesto,il nostro, in cui quasi tutte le figure femminili di spicco sembrano pornostar mancate,il contrasto era stridente.E già qui il fastidio che pensavo di provare fin da subito nei confronti del mondo repressivo persiano si ribalto’ contro alcuni stereotipi nostrani che evidentemente mi avevano saturato.E questa sensazione non me la sono più tolta durante tutto il soggiorno.Così tra nuovi amici poliglotta,racconti di confine ed italiani finalmente piacevoli,critici e competenti, inizio’ una nuova avventura.Svolsi la mia relazione ,scambiai informazioni ed indirizzi,risposi ai numerosi interventi e mi convinsi che il mondo èra veramente ormai piccolo e che il  nostro vantaggio tecnologico aveva ormai il fiato corto.Tutti infatti ormai erano pronti alla nuova chirurgia ed alle nuove tecnologie,si trattava solo di affinare conoscenze e finanziamenti.Ma la strada era ormai aperta e la sensazione di essere stato impropriamente considerato un “esperto” a livello planetario era folgorante.Sensazione che avevo già avuto in altri paesi ma che qui è stata potentissima perché non  mitigata dalla onnipotenza americana.E questo è stato un altro elemento che mi ha colpito da subito.Mancavano solo gli Americani,nemici ufficiali del regime da trenta anni e l’Europa era vissuta  come unico interprete della modernità.Quanto mi è piaciuta questa cosa anche se sapevo perfettamente che non corrispondeva al vero!Comunque decisi di approfittarne e di America quasi non si parlò.Così vennero fuori i nostri giochi ,gli equilibri con i francesi,inglesi e tedeschi.Le immense risorse in gioco e l’opportunità di occupare mercati ormai pronti ad esplodere con tenologie e brevetti europei.All’inizio pensai che ciò fosse sleale nei confronti degli amici Americani ,poi capii che era tutto un gioco e che la stragrande quota delle tecnologie in ballo era comunque americana anche se dietro mentite spoglie.Potenza del mercato!Ma soprattutto potenza del viaggio.

 Finalmente una gigantografia di Komeini:all’ingresso dell’Università.La prima e quasi l’ultima.La città era asettica,nessun manifesto,nessun tazebao.Tutti erano apparentemente laboriosi e di fretta, ma sotto sotto…….

panoramica

panoramica

 

Appena possibile mi allontanai e mi tuffai alla scoperta di Tehran.Un rapido programma per non perdere i musei fondamentali e le occasioni d’incontro proposte dall’organizzazione del congresso.Decisi comunque di iniziare da solo con alcune mete tipiche quali il grande bazar,il centro storico,la residenza imperiale ormai tranquillizzato sulla constatazione che nemmeno gli iraniani “mangiano i bambini”.Scoprii così che Theran pur nascendo su un sito archeologico antichissimo in realtà è stata completamente ricostruita dopo l’invasione dei Mongoli e successivamente promossa capitale con ristrutturazioni ed ampliamenti  nel XVII° e XVIII° secolo.Manca quindi di un vero e proprio centro storico e si sviluppa su quartieri spesso eterogenei a quote di altitudine variabili con residenze estive o invernali correlate alla quota stessa.Conveniva quindi individuare alcune mete precise ed attraversare i quartieri che le separavano possibilmente con taxi data l’enorme estensione dell’area urbana.Non trovai biciclette o motocicli a noleggio e tutto era complicato dall’impossibilità di un cambio credibile della valuta.Decisi pertanto di accodarmi,forse per la prima volta da molti anni,alla guida ufficiale del gruppo e di sganciarmi solo per piccoli trasferimenti.Certamente questa non era una città turistica,anzi tutto la rendeva molto difficile da conoscere:la mancanza di un vero centro storico,l’enorme estensione dell’area urbana,l’assenza totale di turisti stranieri,la difficoltà di usare l’inglese se non in ambito scientifico,l’assenza di un cambio ufficiale e l’impossibilità di usare carte di credito,la proibizione di poter noleggiare mezzi,tutto sembrava congiurare contro una seppur superficiale conoscenza della città.Davvero la similitudine con l’est europeo prima della caduta del muro era attinente,ed io ho sempre odiato le visite guidate obbligatorie!Le mete classiche però erano tutte interessanti e la storia della Persia è veramente notevole.

 

theran9

Alcune tappe sono secondo mè imperdibili quali il museo nazionale del tappeto persiano e quello del vetro.Il valore estetico ed archeologico sono inimmaginabili.Si giunge sino alle primissime rappresentazioni del mito di Ghilgamesh!Poi preso coraggio,convintomi che davvero i persiani ,come i comunisti ,non mangiavano i bambini e nemmeno gli occidentali,mi sganciai ripetutamente dal gruppo.Uno spasso veramente:il mio vestire casual , la barba folta ed una manciata di euro in tasca,mi permisero di sentirmi a mio agio ovunque.Entrai dove capitava:negozi,librerie,locali per giovani,parchi pubblici,centri religiosi.E sin dal primo impatto mi convinsi che la popolazione urbana era civile e gentile.Quasi nessuno parlava inglese,ma tutti avevano una gran voglia di comunicare.Evidente a tutti i livelli la schizofrenia tra il comportamento pubblico e quello privato.Precisione matematica nel rispetto delle norme in pubblico,capo coperto le donne,vestiti spartani con colori smorti,grande pulizia nelle strade,assenza pressoché assoluta di piccola delinquenza,frotte di giovani e bambini.Tante famiglie a passeggio per i parchi.

Ma a guardare meglio poi……molte le ragazze che erano truccate,gli sguardi  fieri e trasgressivi.Nei locali giusti minigonne vertiginose e discorsi molto occidentali.Internet ovunque,con o senza censura tanto era comunque incontrollabile su una popolazione urbana così vasta.Mi convinsi anche dai saltuari discorsi in inglese che qui le donne non ne potevano veramente più ed erano determinate ad esplodere nonostante i trenta anni di repressione.Anzi la sensazione era che la storia si fosse già nuovamente messa in moto……era solo questione di tempo.La sensazione per strada era nettissima.Gli uomini dell’ ultima generazione  condividevano queste aspettative ,gli anziani invece erano i loro veri nemici, alleati dello status quo.La giornata volò via,non mi avevano derubato,non mi avevano rapito,forse non si erano nemmeno accorti che esistevo!Non sapevo esattamente dove ero finito,ma di colpo mi ricordai che alle 20.00 dovevo essere pronto per l’incontro ufficiale alla nostra ambasciata.Mannaggia ,non lo volevo perdere,ma quanto ci sarebbe voluto per tornare all’hotel?

Una vita.Con il taxi a tutta velocità scoprii la vera estensione della metropoli,una massa di autoveicoli che non ricordo nemmeno negli USA,una quantità di olmi che bordeggiano tutte ,ma dico tutte le strade percorse,bellissimi ,con le radici bagnate da rivoli di acqua sorgiva che dalle pendici montuose irrigano tutta la rete stradale urbana,dai quartieri estivi a quelli sul margine del deserto.Una meraviglia.Theran nonostante l’altissimo inquinamento è tutta verde.E la ricchezza d’acqua capisci essere la sua caratteristica vitale,come la presenza protettiva della montagna,delle sue nevi quasi perenni,del suo clima incantevole almeno in questa stagione.Come per miracolo alle 20 ero in hotel e scoprii che il taxi non aveva tassametro e che tutti mi stavano aspettando…..detti una banconota qualsiasi al taxista e mai saprò di quanto sono stato sopra alla tariffa locale.Tanto capii che era inutile cercare di capire.Non esisteva mercato.

 Mi preparai,versione pinguino,in dieci minuti e si ripartì questa volta con autobus. E di nuovo ci dirigemmo verso i quartieri alti ,anzi altissimi.Nessuno sembrava conoscere la strada giusta,ma come stabilito per miracolo alle 21.30 fummo davanti alla nostra ambasciata.Una reggia!Villa superprotetta principesca con parco di altri tempi,tempio ed harem attiguo.Come mi sarebbe piaciuto fare l’ambasciatore!Venimmo accompagnati all’ingresso della residenza storica ,l’ambasciatore ci accolse individualmente e ci introdusse in una serie d’interni mozzafiato:maioliche,ceramiche,legni pregiati ovunque senza sfarzo,ma con grande ricercatezza.Antico e moderno come piace a mè,che spettacolo.Per un po’ mi persi nell’osservare attentamente tutti gli ambienti a cui eravamo ammessi:un mix tra museo,biblioteca snob,ambiente da ascolto,lettura ,degustazione ,sogno……Poi le parole dell’ambasciatore mi risvegliarono,ci stava chiedendo cosa facevamo nella nostra vita e che idea avevamo dell’Iran.Tutti non aspettavamo altro è ci gettammo in una ridda di osservazioni e domande.Veramente liberatorio ed interessantissimo.Un vero esperto di storia,economia,filosofia politica,arte.La cena fu squisita ma tutti avevamo troppo da chiedere ed il nostro ospite scoprimmo essere in una serata un po’ particolare.Era letteralmente disperato,anche se un diplomatico pensiamo non debba mai dovere darlo a vedere.Ma dopo tre ore di pressing ,ed un vero transfert, mi raccontò alcune cose assai delicate pregandomi di non farne parola.Percepii un feeling fortissimo tra noi tutti e con me in particolare.Andarono a segno alcune valutazioni delicatissime e tra pochi intimi uno sfogo che mi fa venire ancora la pelle d’oca.Capii che la situazione era tesissima,che la mattina successiva doveva prendere decisioni scomode,che si sentiva solo e diciamolo pure, tradito dal nostro governo di allora.Avrei lasciato tutto e mi sarei trasformato in consulente d’ambasciata……il mio amore per la politica internazionale infatti è almeno pari al mio fastidio per la politica interna.Sin da quando ero ragazzo.E parlare di cose proibite,in un paese antioccidentale in cui vigeva la pena di morte per gli atei,e noi tutti…..e sicuramente spiati……con gli israeliani pronti ad intervenire per distruggere i reattori nucleari…….e gli americani che condizionavano la politica estera ed economica italiana…..ed i francesi invece……ed i tedeschi…..per non parlare del governo nazionale……ero eccitattissimo.Non sono mai stato così eccitato.Rimanemmo  soli e sua Eccellenza si lasciò andare ad alcune confidenze che dovevo dimenticare,che ho già dimenticato…..che non dimenticherò mai!Tra informazioni superriservate che magari sapevano tutti,giochi di potere,spie e politica,credevo non avrei dormito per i successivi dieci giorni.Che nottata!Tutti insieme tornammo molto tardi,ma io sarei rimasto ed il giorno dopo avrei fatto…..e poi….e poi….tra inviti e ringraziamenti fortunatamente mi portarono via.Al rientro in Italia mi sono sentito di scrivere alcune valutazioni e di discuterne con lui sapendo che tutto era controllato ed intercettato.Tuttora lo ritengo il primo esponente del nostro apparato pubblico di cui mi sono sentito orgoglioso come cittadino italiano.Ma che strano proprio in Iran dovevo trovare un politico senza difetti! Come previsto dopo pochi giorni scoppiò la rivolta popolare e la repressione.Non ho saputo piu’ nulla.Ma quello che penso della situazione Iraniana oggi è molto diverso da quello che pensavo prima di partire.

 Ovviamente non dormii.Il giorno dopo era festivo ed io ero libero da relazioni.Passaii al palazzo congressuale,scambiai qualche valutazione con i colleghi mediorientali ed iraniani e subito si coagulò un gruppetto di curiosi liberi da impegni scientifici:”andiamo sulla neve,con un po’ di fortuna forse sciamo”.Evviva!Con alcuni colleghi italiani,simpaticissimi,un chirurgo libanese,un siriano ed un giordano in barba a tutte le guerre prendemmo una navetta è ci dirigemmo verso gli impianti di risalita della capitale.

Monti Elburz

Monti Elburz

Monti Elburz

Monti Elburz

 

Monti Elburz

Monti Elburz

 

Si perché le montagne che separano Theran dal mar Caspio son rinomate per le località scistiche ,oltre che per gli ambienti naturalistici unici e per le profonde gole che costituivano una rotta antichissima della via della seta.Sci ,archeologia,natura incontaminata…. riuscii perfino a dimenticarmi per un po’ dell’ambasciatore.Salimmo cantando a squarciagola canzoni e stornellate da caserma.Assurdo, le conoscevamo tutti e nessuno oggi ammetterebbe di averle cantate!La cosa si fece veramente divertente.Usciti con qualche difficoltà dai quartieri periferici,risalimmo una gola profonda sino ad un villaggio in quota da cui partivano impianti di risalita da modernariato.Mi sembrava di essere in Afganistan dove non sono mai stato!Ma così me lo immaginavo.Edilizia improbabile,frutta secca e candita ovunque,assaggiai dell’ottimo tamarindo e sperai di non aver commesso un errore fatale.Salimmo con il primo impianto anni 50’ ed il paesaggio divenne tibetano.Durissimo,roccia pura,sentieri tipo carovaniere,la neve sempre piu’ vicina.L’inquinamento vergognoso della valle  ormai lontano,qui volavano le aquile,davvero!Nel tratto di alta via che ci separava dalle prime primitive piste,un ragazzo giovanissimo mi invitò nella stamberga in cui lavorava chiedendomi in buon inglese quale fosse il segreto dello sviluppo economico italiano.Tutti ci sedemmo e ci chiedemmo quale sviluppo economico? Eravamo appena entrati nella peggior crisi dal ’29!Poi mi accorsi che eravamo seduti su bellissimi cuscini di lana molto colorata su una terrazza di legno affacciata sulla gola innevata.Mi uscirono tre banalità che fecero  però colpo su di lui e soprattutto sul gruppo che mi prese in giro per questo sino al ritorno:assetto politico adatto,risorse umane motivate,inventiva.Bhe in effetti attualmente ci mancano tutte e tre!Salimmo in quota e rimediammo scarponi e sci non proprio tecnici.

Ma poi che spettacolo…..neve non battuta ma compatta,cielo zaffiro,montagne rosse,il deserto in lontananza.Ricordo esperienze del genere solo in Libano e nelle Montagne Rocciose,ma qui il senso di immenso ed arcaico è fantastico.E’ come sciare tra i minareti e le vie carovaniere,ha veramente qualche cosa di surreale e fiabesco.

Dovevamo rientrare,maledettamente troppo presto,cena privata tra chirurghi e poi in piena notte si rientrava a Roma!Temevo una noiosa cena di protocollo,ed invece…..

Milad Tower top

Milad Tower top

Milad Tower

Milad Tower

 Alle 20.00 appuntamento alla base della meravigliosa Milad Tower, nel quartiere dell’Università,alta 435m.Sembrava di essere a Montreal e con gioia appresi che ci era concessa una rapida visita:si perché si poteva entrare solo se ospiti del governo,per ragioni di sicurezza…….d’altra parte se tiri giù le torri del tuo nemico ,poi temi che tirino giù anche la tua….e sarebbe stato un vero peccato:l’emozione di raggiungere la piattaforma panoramica dopo aver attraversato tutto il museo della rivoluzione fu pari allo spettacolo di NY illuminata  dall’ultimo piano di ciascuna delle Torri gemelle.Theran ,un immenso mare di luce ,con quella brezzolina piacevolissima era davvero non immaginabile.Possibile che la modernità abitasse anche qui?

 

 

In qualche modo alle 22.00 fummo a casa del nostro ospite.Quartiere elegante,non sfarzoso.Villetta molto curata ,immersa nel verde.Portone all’inglese.Signora bionda,molto elegante,decisamente giovane e bella ad attenderci:iniziò in modo inaspettato una cena di commiato memorabile.Appena varcata la soglia… la mia casa ideale:flat su unico piano,luminosissimo,parquet alternato a ceramiche,arredamento moderno con pezzi di antiquariato persiano da urlo,cucina futurista a giorno,piscina parzialmente all’interno della zona giorno,pianoforte a coda che dominava la biblioteca,piante e fiori studiatissimi.Non so come, non so perché poco dopo ero seduto sul pavimento,già senza giacca e cravatta a discutere di jazz e vino con la padrona di casa .Gli altri hanno fatto altrettanto e tra un assaggio e l’altro di piatti dalla speziatura leggera e raffinata, iniziammo a sorseggiare una selezione di vini di eccellente livello che il nostro ospite,sornione,stappava con  compiacimento.Finalmente!Una cantina fornitissima ed una atmosfera sempre piu’ calda e cordiale.Finimmo intorno al piano con un chirurgo ucraino ottimo interpetre di musica moderna,Jazz,pop.In breve eravamo tutti nati a Theran e quando le signore si alternarono al piano suonando e contando pezzi persiani,pensai a quale borghesia abitasse questo paese!Un mix memorabile di Mediterraneo,America e Medio Oriente.La miscela che preferisco e che non riesco a spiegare ai detrattori:ci sono le nostre radici ed il nostro futuro,il nostro oggi globalizzato e la possibilità di scegliere la contaminazione come metodo.Il Jazz ed i ritmi etnici….è esattamente ciò che preferisco,anche se capisco perfettamente che questo è un limitatissimo esperimento di elite.Ma io non sono mai stato di maggioranza ,di nessuna maggioranza!La serata volò,ognuno parlava di sé ed ascoltava le confidenze dell’altro come se qualcosa stesse per finire per sempre all’indomani.Un rispetto ed una armonia che nasceva dalla stima e dalla cognizione che l’altro aveva perfettamente capito il contesto e non cercava strumentalizzazioni. In questo riconosco che noi italiani,quando vogliamo siamo irresistibili:non un discorso fuori posto,una capacità di unire e sdrammatizzare unica,una disponibilità al confronto senza giudizi che a casa abbiamo chissà perché completamente perso…..e così io che non ho mai fumato mi trovai a provare il narghilè,ad assaggiare ogni tipo di frutto del deserto,dissertare di sanità euro-asiatica,a prospettare esperienze comuni.Che bello sognare!

 Mi ritrovai in volo per Doa con ancora qualche bacca di gelso e qualche incantevole pistacchio in tasca……Era stato tutto falsato dal contesto scientifico,o era  tutto vero?.Finalmente mi rilassai e mi risvegliai mentre sorvolavamo  l’enorme distesa di roccia rossa della Penisola Arabica.

 “Spero che presto le cose cambino  e che questa splendida gente possa finalmente ballare e bere per strada…..poi a pensarci bene spero anche  che qualche cosa succeda anche da noi dove ormai ci siamo costruiti un piccolo recinto individuale e non abbiamo piu’ voglia di ballare e bere insieme per strada pur potendolo fare”.

 Trenta giorni dal rientro appresi che manifestazioni di massa erano state duramente represse a Theran.Poche settimane dopo esplose” la primavera araba”in tutti i paesi del NordAfrica e MedioOriente.Come quando ero liceale mi trovai ancora ,con sorpresa, commosso dai movimenti di liberazione……..ma inquieto sul cosa avrebbero comportato…….

 

Auguri Theran. 

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2 thoughts on “Tehran

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