CRSA 2017 Chicago:quando una metropoli da il meglio di sé

Non ero mai stato a Chicago e come spesso succede pensavo di sapere già tutto su di questo mito cinematografico:tanti,troppi film,romanzi,servizi giornalistici,interviste,il mito Obama…..una grigia metropoli nel nulla del “corn belt” americano zeppa di malavitosi.Qualche notizia contrastante mi giungeva però dai nostri specializzandi che frequentano spesso la Università dell’ Illinois.
Comunque i due video proposti erano stati selezionati positivamente dalla CRSA ed era giunto il momento di andare e confrontarsi con i chirurghi piu’ esperti del momento.Mi aspettavo sorprese dal meeting non dalla città.Naturalmente sbagliavo!
E’ stato amore a prima vista complice l’alta pressione settembrina e l’atmosfera “radical chic”così intrigante.Come sempre in questi casi tutto si concentra nella down town e non si ha coscienza dell’enorme interland che coopta milioni di americani in tante Chicago parallele sicuramente meno affascinanti.Ma tanto è.
Quello che ho assaggiato mi ha conquistato.
A partire dalla skyline massiccia ,pulita,completamente diversa dalla verticalità esasperata di NY e dalla dimensione orizzontale di San Francisco.I miei due miti americani.Edifici mastodontici ma con un loro equilibrio,un mix magnifico tra linee anni trenta ed high tech contemporanea.Tutto tirato a lucido,ben tenuto,curato.Cielo azzurro ed edifici color ecru e specchi.Una meraviglia.Alla faccia della grigia città del nord!
E questa piacevole sensazione si è mantenuta per tutto il soggiorno attraverso il centralissimo The loop,gli alberghi lussuosi dove Batman ancora risiede,lo splendido lungo lago( o quasi lungo mare dati gli orizzonti del grande lago Michigan).Sembra di entrare in un set cinematografico e di cambiare continuamente sceneggiatura tante sono le suggestioni presenti.Ovunque ti senti nel contesto di un già visto .Ci sei in qualche modo già stato o conosci quella atmosfera.Da Batman agli Intoccabili,da Al Capone a C’era una volta in America.Una nostalgia ,uno struggimento che solo certa musica sa’ rendere.Ma la sensazione anche visiva è quella.Rimpiangi gli sporchi anni trenta e quaranta.Roba da non credere.
Oggi La metropoli è sontuosa ,intellettuale,ardita,incredibilmente turistica e ricca di arte e scienza.Soprattutto di arte:dall’architettura ,alle arti visive a quelle letterarie.Da non tornare mai a casa.Fortunatamente i miei impegni congressuali si sono esauriti nella prima giornata, ho potuto così assaggiare tutto il resto

Non che la sessione scientifica fosse da meno della città,alto livello come sempre negli USA,i nostri video in linea con i big,confronto serrato e nessuna obiezione.Risultato eccellente dato che tra gli interlocutori c’era anche Alfred Carbonell il padre della tecnica che riproponevamo.E queto onestamente un po’ mi preoccupava.Ha comunque accettato di buon grado che fossimo tra i pochissimi ad eseguire in Europa ed USA tale procedura dopo essersi di persona accertato del curriculum chirurgico.Fidarsi è bene…….
Bello carico per il risultato ottenuto ho iniziato una “full immersion” di due giorni nella metropoli del crimine.Di giorno tutti i musei e le gallerie possibili,di notte in compagnia dei giovani colleghi residenti nel campus universitario tutti i club alla moda .Non ho dormito sino al volo di rientro ma quanti stimoli!Mi aspettavo un grande jazz,locali sofisticati,architetture da urlo ,ma mai avrei immaginato la ricchezza delle collezioni artistiche e storico-etnografiche in una natura da sogno.

Sopra tutti l’Art Insitute of Chicago ed il Field Museum collegati da una splendida passeggiata lungo il Monroe Harbor dove al posto dei gabbiani atterrano le oche artiche dal collo nero e dove la vela imperversa.Ero ancora frastornato da Hopper e dalle collezioni dei siti archeologici dell’Arizona e della California a me cari per esperienze ormai lontane ,quando vengo invitato per un drink all’ultimo piano dello Skydeck una incredibile torre di cristallo sull’azzurro.Quasi 24 ore con la bocca aperta!

Tre giorni in perfetta sintonia con la modernità,tutto idilliaco, possibile?

Un unico dubbio ,indotto dal divieto impresso sulla porta di accesso dell’University of Illinois, mi assilla:tutte le migliaia di persone che ho incrociato in tre giorni di vagabondaggio nella “Città del vento”erano armate?

minimallyinvasive gastric surgery

Oggi 2 Febbraio 2015 ore 10.00 Aula robotica della nostra International School of Robotics in Grosseto ITA :il fervore delle grandi occasioni,chirurghi da tutta la Toscana,è attesa una lettura magistrale da parte di YW Kim  massimo esperto di chirurgia gastrica mininvasiva ,giunto ieri da Seul.E’disinvolto,gentile ed affabile come lo sono molti asiatici,ma si percepisce un carattere determinato come attestato dalle 5000 procedure gastriche del suo curriculum.Una cifra da urlo.E l’incontro non tradisce le attese!

 

Emerging Role of Robot-assisted Gastrectomy: Analysis of Consecutive 200 Cases

Ji Yeon Park,1 Young-Woo Kim,corresponding author1 Keun Won Ryu,1 Bang Wool Eom,1 Hong Man Yoon,1 and Daniel Reim1,2
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Robotic surgery for gastric cancer is a promising alternative to laparoscopic surgery, but the data are limited. We aimed to evaluate whether gaining experience in robotic gastrectomy could improve surgical outcomes in the treatment of gastric cancer.

Materials and Methods

Two hundred and seven consecutive cases of patients with clinical stage I gastric cancer who underwent robotic surgery at the National Cancer Center of Korea between February 2009 and February 2012 were retrospectively reviewed. Surgical outcomes were analyzed and compared between the initial 100 and later 100 cases.

Results

Seven patients required conversion to open surgery and were excluded from further analysis. The mean operating time for all patients was 248.8 minutes, and mean length of hospitalization was 8.0 days. Twenty patients developed postoperative complications. Thirteen were managed conservatively, while 6 had major complications requiring invasive procedures. One mortality occurred owing to myocardial infarction. Operating time was significantly shorter in the latter 100 cases than in the initial 100 cases (269.9 versus 233.5 minutes, P<0.001). The number of retrieved lymph nodes was significantly greater in the latter cases (35.9 versus 39.9, P=0.032). The hospital stay of patients with complications was significantly longer in the initial cases than in the latter cases (16 versus 7 days, P=0.005).

Conclusions

Increased experience with the robotic procedure for gastric cancer was associated with improved outcomes, especially in operating time, lymph node retrieval, and shortened hospital stay of complicated patients. Further development of surgical techniques and technology might enhance the role of robotic surgery for gastric cancer.

Keywords: Stomach neoplasms, Minimally invasive surgical procedures, Robotics, Laparoscopy

Introduction
Robotic technology is one of the latest developments in minimally invasive surgery. Adoption of robotic surgery has come into the spotlight in various fields of surgery as a solution to the shortcomings of conventional laparoscopic surgery and is expected to play a role in advanced laparoscopic surgery. A robotic system was first applied to gastric cancer surgery in 1997, but reports on robotic gastrectomy are sparse owing to its slow adoption in many countries. After Song et al.1 reported on a large series of robotic surgeries for gastric cancer in 2005, the procedure gradually increased in popularity among several tertiary hospitals in Korea.

The most important clinical question regarding use of a robotic system vs. conventional open or laparoscopic surgery for gastric cancer is whether there is an objective benefit to compensate for its high expense. Laparoscopic gastrectomy has long been promoted for feasibility and efficacy for gastric cancer2-4 and ultimately has proven to be superior to open surgery in terms of postoperative quality of life, shortened hospital stay, and improved postoperative pain.5 Several studies have demonstrated that robotic gastrectomy is comparable to laparoscopic gastrectomy in terms of feasibility and safety, but few have shown a definite benefit of robotics over the laparoscopic approach, and most studies included their initial learning experience in the analysis.1,6-8 It would be easy to justify adopting robotic gastrectomy, in spite of its high cost, if there were any specific value. Considering the time it takes to master the standard operative technique with newly adopted instruments, an unbiased assessment of robotic gastrectomy after the initial learning experience is necessary.

This study investigated 200 consecutive cases of robotic gastrectomy in a single institution and compared the surgical outcomes between the initial 100 and later 100 cases. We aimed to evaluate the improvement in surgical outcomes associated with the learning experience of robot-assisted gastrectomy and to investigate the possible benefit of robotic assistance in gastric cancer surgery after sufficient experience.

Materials and Methods
1. Study design and inclusion criteria

A robotic system was first used for gastric cancer surgery at the National Cancer Center of Korea in February 2009. Between February 2009 and February 2012, 207 consecutive patients who were clinically diagnosed with stage I gastric cancer according to the American Joint Committee on Cancer (AJCC) 7th edition and underwent robot-assisted gastrectomy were enrolled in a retrospective analysis. Clinical diagnosis was obtained by esophagogastroduodenoscopy, endoscopic ultrasonography, and computed tomography. The prospectively established database and medical records of these patients were retrospectively reviewed.

2. Operative procedures

The da Vinci® Surgical System (Intuitive Surgical Inc., Sunnyvale, CA, USA) was used for all robotic procedures. The procedures were performed by 3 surgeons who were all highly experienced in conventional laparoscopic gastrectomy. These surgeons all completed at least 200 laparoscopic gastrectomies prior to performing robotic surgery. The operation was performed according to the institutionally standardized operative rules: (1) partial omentectomy, (2) resection margin more than 2 cm from the primary tumor, and (3) D1+ or more lymphadenectomy based on Japanese Research Society for Gastric Cancer guidelines.

Patients were placed under general anesthesia and positioned in reverse Trendelenburg with slight leg elevation. The camera port was inserted through the umbilicus with a 12-mm trocar after establishing the pneumoperitoneum through a Veress needle. Three additional trocars (8 mm in diameter) for robotic arms were placed under camera visualization, and 1 assistant port was placed in the left umbilical level port using a 12-mm trocar. After docking the robotic arms with a surgical cart placed above the patient’s head, a modified liver lift was performed, enabling full exposure of the operative field by transfixing the left lateral segment of the liver to the abdominal wall with a straight needle. Four robotic arms were used during the operation: a central one for a dual-channel endoscope, and the others for Cadiere forceps, bipolar Maryland forceps, and unipolar electrocautery or ultrasonic shears, depending on the surgeon’s preference. The procedure itself was similar to conventional laparoscopic procedures described previously.8,9 After dissection and full mobilization of the stomach, the robotic arms were undocked from the patient. All anastomoses were performed extracorporeally via a 4 to 6 cm mini-laparotomy incision in the epigastrium.

3. Surgical and oncologic outcomes

Electronic medical records and prospectively collected data from the Gastric Cancer Center database were reviewed for surgical outcomes. Intraoperative parameters such as operating time and blood loss were assessed. Operating time was defined as time from skin incision to wound closure. Postoperative complications were graded according to the Accordion Severity Grading System.10 Pathologic results were also reviewed in terms of Lauren’s classification, histology, tumor location, size, and resection margin. Final pathologic stage was assessed according to the AJCC 7th edition.11

4. Statistics

Statistical analysis was performed using the SAS program (SAS Institute Inc., Cary, NC, USA). Means and standard deviations were calculated. The chi-square test or Fisher’s exact test was applied to analyze categorical variables, and the Student’s t-test was used for continuous variables. Linear regression was applied to evaluate change in operating time according to the accumulated cases. A P-value less than 0.05 was considered statistically significant.

Results
1. Patient characteristics and their surgical outcomes

Seven patients required conversion to open surgery due to severe adhesion, bleeding during operation, or inadequate resection margin, and these patients were excluded from further analysis. The demographics of the 200 enrolled patients are shown in Table 1. The study patients consisted of 110 men and 90 women, and mean age of the patients was 53.4 years. Of the 200 total patients, 154 underwent subtotal gastrectomy, and 46 underwent total gastrectomy with more than D1+ lymph node dissection. The mean operating time for all patients was 248.8 minutes, and mean length of hospitalization was 8.0 days. Mean number of retrieved lymph nodes was 37.9. The final pathologic report revealed that 22 patients had cancers beyond stage II, and 31 patients showed lymph node metastasis. Resection margins were tumor-free in all patients (Table 2).

Table 1
Table 1
Demographics of the patients (n=200)
Table 2
Table 2
Surgical and pathologic outcomes
2. Postoperative complications

Twenty patients (10%) developed postoperative complications (Table 3). Half of them developed mild complications, such as wound problems, adhesive ileus, or delayed emptying, and 3 developed complications of moderate severity. All were successfully managed conservatively. Six patients had severe complications requiring invasive procedures, including 3 cases of reoperation: one duodenal stump repair, one hernia repair, and one open drainage for pancreatitis that did not respond to medical treatment. One mortality due to myocardial infarction occurred on postoperative day 2. No specific intraoperative events, such as bleeding or traumatic injury to normal organs, occurred.

Table 3
Table 3
Postoperative complications graded according to the Accordion severity classification (n=20)
3. Comparison of surgical outcomes between initial 100 and later 100 cases

Surgical outcomes of the initial 100 and later 100 cases were reviewed and compared (Table 4). Operating time was significantly shorter in the late surgery group as compared to that in the early cases (269.9±54.8 vs. 233.5±51.3 minutes, P<0.001). The number of retrieved lymph nodes was greater in the latter 100 cases, and this difference was statistically significant (35.9±13.0 vs. 39.9±13.4, P=0.032). Blood loss during surgery and the incidence of postoperative complications did not differ between the 2 groups. Duration of hospital stay was shorter in the latter than in the earlier 100 cases, but the difference was not statistically significant (P=0.092). Mean length of hospital stay after surgery in complicated cases was compared between the 2 groups (Fig. 1). Although the incidence and severity distribution were not different between the 2 groups, the median length of stay of 8 patients with complications in the initial 100 cases was significantly longer than that of 12 patients in the latter 100 cases (16 vs. 7 days, P=0.005, Mann-Whitney U test). Subgroup analysis according to surgical extent showed similar results (Table 5). Operating time was significantly decreased in the latter 100 cases, both in subtotal and total gastrectomy (P<0.001 and =0.003, respectively). The number of retrieved lymph nodes was greater in the latter 100 cases, both in subtotal and total gastrectomy, but the difference was not statistically significant (P=0.243 and 0.091, respectively).

Fig. 1
Fig. 1
Comparison of length of hospital stay between the initial and latter experience in complicated cases. Error bar depicts interquartile ranges (Mann-Whitney U test applied).
Table 4
Table 4
Comparison between early and late surgical experiences
Table 5
Table 5
Comparison of surgical outcomes according to the surgical extent
4. Relationship between operating time and accumulation of experience

Operating time gradually decreased along with the accumulation of surgical experience in 2 participating surgeons (Fig. 2). For one surgeon who only performed robotic surgery in 11 cases, no significant correlation to improved operating time could be demonstrated. Operating time during subtotal gastrectomy was inversely related to the number of robotic surgeries performed and revealed statistical significance in both surgeon I and II (P<0.001 and P=0.037, respectively). Likewise, a decreasing trend in operating time was seen during total gastrectomy, but the relationship was statistically significant only in surgeon I (P=0.039).

Fig. 2
Fig. 2
Change in operating time. Operating time gradually decreased along with the accumulation of surgical experience. (A) Robot-assisted distal gastrectomy, (B) Robot-assisted total gastrectomy.

Discussion
Robotic gastrectomy is reported to be increasingly performed in Korea over the last 7 years.12 Nonetheless, evidence for the effectiveness of robotic surgery for gastric cancer is limited. Only several case series have been published so far, mostly by Eastern Asian centers,1,13-16 and prospectively randomized controlled trials (RCTs) reporting on safety and feasibility have not yet been published.12 By contrast, the value, safety, and feasibility of laparoscopic surgery for early gastric cancer has been proven in several RCTs.2,3,5,17 Robotic surgery is assumed to improve short-term patient outcomes such as length of postoperative hospital stay, frequency of postoperative complications, and quality of life.12 However, all previous studies have failed to demonstrate the superiority of robotic surgery as compared to the laparoscopic approach. Our previous study revealed that surgical trauma in terms of cytokine response was not reduced in robotic surgery patients as compared with laparoscopically resected patients.18

The main focus of our analysis was to see whether increasing experience with robotic gastrectomy could improve the quality of surgery after the known learning curve of 20 initial cases.19 We found that gaining experience with the robotic procedure translated into improved outcomes, especially in terms of operating time and number of dissected lymph nodes.

Mean operating time in our cohort was approximately 250 minutes, with a statistically significant decrease of operating time within the analyzed period. The first 100 cases had a mean operating time of around 270 minutes compared to approximately 230 minutes for the second 100 cases. Operating times in previously published series range from 150 to 700 minutes, depending on the type of resection.1,6-8,13-17,20-24 Interestingly, there appears to be a relationship between caseload and operating time. Institutions with low caseloads seem to take longer for the robotic procedure compared to the time taken by those with high caseloads where surgeons presumably have more experience with minimally invasive laparoscopic surgery. Compared to various published studies, our study cohort was among those with the shortest operative time, especially after the first 100 cases. It remains elusive if shorter operative time results in a lower postoperative complication rate. The prevailing mode of reconstruction in our analysis was Billroth I, followed by Billroth II and Roux-en-Y anastomosis, according to the surgeon’s preference. We did not notice any difference in operating time related to reconstruction methods as all anastomoses were performed extracorporeally. Nonetheless, intra-abdominal robot-sewn anastomosis has been demonstrated to be safe and feasible14 and might contribute to reduction of postoperative trauma in the future.

Blood loss within our cohort lies within the range of other published series.1,6-8,13-17,20-24 We also found a marked reduction in blood loss within our cohort after the first 100 cases of surgical experience, but it was not statistically significant. Reviewing published data, blood loss was almost always reduced for robotic surgery patients as compared to laparoscopic or open surgery patients.1,6-8,20 It may be debatable if application of robotic surgery really influences operative trauma, and consequently blood loss, or if due to the retrospective aspect of the studies, a selection bias of patients prevailed. A selection bias may have been that only patients with clinical stage IA cancer were selected for robotic surgery and limited lymphadenectomy was performed. Nonetheless, blood loss improved as patient numbers increased, so a learning curve is likely.25

We report a postoperative complication rate of 10%, which compared to previously published studies, is acceptable. European studies reported postoperative complication rates of up to 46%20,21,23 whereas Asian studies demonstrate postoperative complication rates of 10% to 15%.1,6-8,13-15,22,24 The high complication rates from European publications may be explained by the relatively lower caseload due to reduced gastric cancer incidence. It is also conceivable that less experience in minimally invasive (laparoscopic) surgery for gastric cancer may explain the higher European complication rates. The classification of complication might have been different as well, especially when the Accordion Severity Grading System was applied.10 Nonetheless, postoperative stay in the present study is among the shortest compared to other published studies. This might be, in part, due to the low postoperative morbidity rate of 10%. Furthermore, the median length of hospital stay for complicated patients was markedly decreased in the later 100 cases. This suggests that surgical outcomes regarding the severity of postoperative complications improve with the accumulation of experience in robotic gastrectomy.

A crucial aspect of curative resection for gastric cancer patients is adequate lymphadenectomy. We found an increased number of dissected lymph nodes in the second 100 patients. Therefore, we believe that lymph node retrieval improves with increasing experience with the robotic procedure. Although the benefit of lymph node dissection in gastric cancer treatment is still controversial in Europe,26,27 improved lymph node retrieval could be an advantage of robot-assisted surgery. The 3-dimensional and other enhanced imaging techniques used in robotic surgery to identify lymph nodes may contribute to an improved oncologic outcome for patients.15 Within our patient cohort, a mean number of 38 lymph nodes were dissected, indicating appropriate lymphadenectomy as compared to previously published papers.1,6-8,13-17,20-24 Interestingly, European case series reveal lower numbers of resected nodes compared to Asian reports, suggesting that traditional experience with D2 dissection translates into successful application of the robotic procedure. When robot-assisted resection was compared to laparoscopic resection in previous reports, there was no inferiority of lymph node retrieval for the robotic procedure, indicating that adequate lymphadenectomy is safe and feasible in robotic gastrectomy.6-8,24

The present study has several limitations. It was based on a retrospective analysis, which could have led to a selection bias. One of the participating surgeons contributed only 11 cases out of 200, and his experience gained might be questionable. The surgical outcomes were not properly stratified according to the additional combined surgical procedures, such as cholecystectomy or splenectomy.

In conclusion, we found that increased experience with the robotic procedure for gastric cancer surgery translated into improved outcomes, especially in operating time and number of dissected lymph nodes. Prospective trials will have to focus on patient benefit and outcome. Improvements in lymphadenectomy may be conceivable due to the technical advantages of the robotic device compared to laparoscopic procedures

References
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le tavole e le figure sono consultabili liberamente nell’articolo originale recensito su pubmed 

 

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democrazia e quote random

In margine ad un incontro dell’associazione culturale “il rasoio di Occam” tenutasi nel 2013 nel Palazzo della Provincia di Grosseto,suggerisco i seguenti link ricordando che la semplificazione è ormai una priorità vitale per la sopravvivenza del nostro sistema politico:

 

http://www.ilrasoiodioccam.weebly.com

htpp://www.le scienze.it

 

lo spunto nasce dall’interessante articolo “L’efficienza del caso” di A.Pluchino Le Scienze Gennaio 2013

Licenza Creative Commons
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Tehran

 

L’Editore 5 Ottobre 2013

Tehran ,Ottobre 2010:quando un convegno internazionale……….

 

ceramica persiana

ceramica persiana

Il giorno in cui mi fù girato l’invito a presentare l’ esperienza del nostro gruppo in chirurgia pancreatica robotica all’Università di Tehran percepii che stava per concretizzarsi un evento fuori dalla routine.Nel mio gruppo di lavoro infatti tutti conoscevano la mia propensione al viaggio e la mia istintiva simpatia per le mete meno scontate,ma in questo caso io stesso fui assalito da qualche titubanza:l’Iran era da anni il paese proibito agli occidentali ed in quei mesi del 2010 se possibile la tensione era ancora piu’ acuita.Si temeva un imminente raid aereo israeliano come risposta ad un contestato programma nucleare del governo iraniano. Per non parlare dell’immaginario collettivo ormai costruito intorno all’Iran quale paese di fanatici,fondamentalisti,terroristi internazionali.Ma la curiosità……

Avere l’occasione di assaggiare “la Persia”dal punto di vista storico-culturale e “l’Iran”da quello politico-sociale era una tentazione irresistibile.Ne parlai a casa,pensai che il gruppo italiano  era una delegazione ufficiale ed accettai.

ceramica persiana

ceramica persiana

 Nei giorni precedenti la partenza cercai di non pensarci troppo,mi colpirono però le procedure per ottenere il visto d’ingresso (le incredibili dichiarazioni da sottoscrivere ,la possibilità di ottenere un pass solo su invito ufficiale del governo iraniano,la certezza di dover cambiare passaporto al mio ritorno) e le rigide indicazioni comportamentali impartite al gruppo da parte degli accompagnatori quali la scelta degli itinerari possibili, la scelta degli Hotel per stranieri ed i loro prezzi esorbitanti,la necessità di dichiarare con chi si sarebbe dormito nella propria stanza(!) e soprattutto se si era sposati con tale eventuale persona,l’obbligo di dichiarare il denaro disponibile per il viaggio in assenza di carte di credito utilizzabili(l’Iran infatti era fuori dai circuiti bancari internazionali),la proibizione al noleggio individuale di auto.Non nascondo che tutto ciò mi turbò,ma prevalse la convinzione che anche la propaganda più ottusa difficilmente riesce ad oscurare completamente la coscienza di un  paese,e ciò memore delle esperienze nell’Europa dell’Est prima della caduta del muro.Mi aspettavo qualche cosa di simile a Praga anni 70 ed in parte così fu.L’unico dubbio serio rimaneva sul tipo di fanatismo:conoscevo il fanatismo politico,ma non riuscivo ad immaginare quale proporzione potesse assumere il fanatismo religioso nella popolazione comune.E questo mi spaventava.

 Preparai la mia relazione,i video e finalmente arrivò il giorno della partenza.A Fiumicino constatai che il gruppo era costituito da una decina di colleghi in rappresentanza delle maggiori realtà scientifiche italiane ,tutti mossi dalle stesse curiosità e dagli stessi timori.Fui informato che alcuni invitati avevano rifiutato per eccesso di rischio.Ciò nonostante la partecipazione al convegno congiunto della MMESA(Associazione di chirurgia endoscopica e mininvasiva del Mediterraneo e del Medio-oriente) e dell’Associazione Iraniana di chirurghi mininvasivi costituiva un’ottima vetrina per il nostro lavoro ed una notevole occasione per concrete collaborazioni.Io ero l’unico chirurgo che  presentava esperienze robotiche.

La rotta d’andata era sostanzialmente obbligata dato che il Quatar era tra i pochi paesi del Golfo che permettevano scali per Tehran e le proprie compagnie di bandiera fornivano collegamenti costanti con l’Iran che è poi sempre stato il “Grande Dirimpettaio”.Sino a Doa tutto era nello standard occidentale,lasciata Doa si entrava veramente nella tana del lupo:pochissimi passeggeri,donne quasi assenti e rigorosamente velate,cibo in linea con precisi precetti religiosi,assenza di alcool ,orario impossibile.A mezzanotte eravamo nella Las Vegas del Golfo Persico (veramente sfarzosa ed eccessiva),alle quattro del mattino stavamo atterrando nell’aereoporto internazionale di Tehran.Pensavo ai controlli che mi attendevano,ad un aeroporto militarizzato,ai confini del mondo civile,alla propaganda delle immagini,invece……niente!Stanchi ma tesissimi scendemmo in questo grande scalo aereo,modernissimo,severo,cemento e cristallo,assolutamente privo di immagini.Controlli minimi,bagagli in ordine,un funzionario sorridente della dogana mi fece notare come la foto sul passaporto era probabilmente di un altro passeggero data la mia nuova folta barba.Effettivamente mi resi conto di essere irriconoscibile,ma anche che al funzionario ciò non interessa dato che probabilmente era superinformato sul mio conto.Passammo tutti in silenzio,la struttura era imponente,pulita,spettrale,senza anima viva .All’alba ci trovammo così in attesa del trasferimento in Hotel un po’ stupiti e delusi:nessun passeggero in transito,nessuna gigantografia di Komeini,nessun interrogatorio dei servizi,nessun passdaran,nemmeno una carta per terra,cemento armato di qualità superiore…..che strano posto. Le donne del nostro gruppo erano silenziose e tese:avevano infatti l’indicazione di non scoprirsi il capo per nessuna ragione,nemmeno in contesti privati.E questo per una occidentale è veramente insopportabile,ma così hanno dovuto fare sino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno,rispettando le regole del gioco un po’ per paura ,un po’ perche’ nello spirito del luogo ,con un tocco inatteso di fascino in piu’.Credo però che il volto completamente coperto di altre realtà medioorientali sia davvero una misura ben piu’ pesante,ma così è…..almeno per ora.

L’ingresso nel paese allora piu’ difficile del mondo è stata una passeggiata….ed inevitabile è stata la battuta all’interno del gruppo:certo, chi vuoi che si preoccupi dei furti se sei in casa dei ladri!E già qui tutti manifestavamo il sentire comune che “noi” eravamo le potenziali prede e “loro”, gli indigeni, i potenziali terroristi.Quindi nessun rischio di terrorismo in casa dei terroristi!Assioma subliminare ma in qualche modo rassicurante,dato che nello stesso giorno erano stai bloccati gli scali internazionali di Londra,Parigi,New York per allarme terrorismo!

panoramica

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Finalmente venimmo trasportati in Hotel attraversando tutta Tehran con un’alba incredibile.La  megalopoli ancora sonnolenta,le montagne circostanti innevate,il clima secco e mite,il cielo zaffiro di un tardo Ottobre incantato .Ero  sfinito ,ma  tutto era così bello che non riuscivo a rilassarmi.La luce, tipica dei paesi del deserto,se possibile era ancora più tersa ed avvolgente.Arrivammo finalmente all’Hotel per ospiti stranieri splendido e decadente,davvero Praga anni ’70.Tutti gentilissimi,servizio impeccabile,camere retrò ma pulite,vista indimenticabile sulle cime innevate circostanti.Scoprii chè Teheran è una megalopoli adagiata su pendici montuose (i famosi Monti Elburz) che degradano sino al deserto e svenni sul letto in un sonno profondo.

panoramica

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La mattina successiva ,di buon ora ,mi recai al padiglione congressuale nei pressi dell’Università e di una ultramoderna struttura ospedaliera da poco terminata,per iniziare i lavori scientifici.Il quartiere era moderno ed elegante situato nella parte più alta della “città  estiva” dove il sultano risiedeva nei mesi piu caldi.Il traffico era intenso,ma ordinato e ciò che mi colpì da subito fu la pulizia dei quartieri attraversati e la quantità di particolari platani che bordeggiavano tutte le strade percorse.All’ingresso della segreteria scientifica incontrai gli altri colleghi italiani ed alcuni chirurghi mediorientali che mi furono presentati.Scoprii che avevamo conoscenze in comune e che molti dei professionisti conosciuti nelle mie esperienze lavorative inglesi ed americane erano ora stimati docenti delle università nazionali(in Giordania per esempio ed al Cairo).Il tono così divento’ immediatamente familiare e ci scambiammo informazioni e valutazioni come se ci fossimo sempre conosciuti.Questa è la cosa che mi ha sempre affascinato della comunità scientifica.Si trova subito un canale comune di scambio.In particolare stabilii un contatto “a pelle” con un chirurgo dell’ambasciata libanese sposato con una italiana di Lecce e con alcuni medici iraniani della segreteria scientifica.In particolare una giovane chirurga plastica responsabile  dello staff organizzatore che da quel momento mi trasferi’ una massa di informazioni e valutazioni essenziali per capire cosa stava succedendo in quel paese.Le donne che ho incontrato nel contesto medico universitario erano numerose,assolutamente gentili,somaticamente molto diverse tra loro ma tutte iperefficienti,con ottimo inglese,eccitate per la possibilità di interagire con il resto del mondo.Portavano tutte il foulard sui capelli ed indossavano prevalentemente pantaloni e casacche marroni e nere.Questi sono i colori che prevalevano in tutta Tehran.E già questo è stato uno shock.L’abolizione dei colori sgargianti a cui eravamo abituati accese in modo incredibile gli sguardi e le espressioni.Tutto diventava più serio ed intenso.Venendo da un contesto,il nostro, in cui quasi tutte le figure femminili di spicco sembrano pornostar mancate,il contrasto era stridente.E già qui il fastidio che pensavo di provare fin da subito nei confronti del mondo repressivo persiano si ribalto’ contro alcuni stereotipi nostrani che evidentemente mi avevano saturato.E questa sensazione non me la sono più tolta durante tutto il soggiorno.Così tra nuovi amici poliglotta,racconti di confine ed italiani finalmente piacevoli,critici e competenti, inizio’ una nuova avventura.Svolsi la mia relazione ,scambiai informazioni ed indirizzi,risposi ai numerosi interventi e mi convinsi che il mondo èra veramente ormai piccolo e che il  nostro vantaggio tecnologico aveva ormai il fiato corto.Tutti infatti ormai erano pronti alla nuova chirurgia ed alle nuove tecnologie,si trattava solo di affinare conoscenze e finanziamenti.Ma la strada era ormai aperta e la sensazione di essere stato impropriamente considerato un “esperto” a livello planetario era folgorante.Sensazione che avevo già avuto in altri paesi ma che qui è stata potentissima perché non  mitigata dalla onnipotenza americana.E questo è stato un altro elemento che mi ha colpito da subito.Mancavano solo gli Americani,nemici ufficiali del regime da trenta anni e l’Europa era vissuta  come unico interprete della modernità.Quanto mi è piaciuta questa cosa anche se sapevo perfettamente che non corrispondeva al vero!Comunque decisi di approfittarne e di America quasi non si parlò.Così vennero fuori i nostri giochi ,gli equilibri con i francesi,inglesi e tedeschi.Le immense risorse in gioco e l’opportunità di occupare mercati ormai pronti ad esplodere con tenologie e brevetti europei.All’inizio pensai che ciò fosse sleale nei confronti degli amici Americani ,poi capii che era tutto un gioco e che la stragrande quota delle tecnologie in ballo era comunque americana anche se dietro mentite spoglie.Potenza del mercato!Ma soprattutto potenza del viaggio.

 Finalmente una gigantografia di Komeini:all’ingresso dell’Università.La prima e quasi l’ultima.La città era asettica,nessun manifesto,nessun tazebao.Tutti erano apparentemente laboriosi e di fretta, ma sotto sotto…….

panoramica

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Appena possibile mi allontanai e mi tuffai alla scoperta di Tehran.Un rapido programma per non perdere i musei fondamentali e le occasioni d’incontro proposte dall’organizzazione del congresso.Decisi comunque di iniziare da solo con alcune mete tipiche quali il grande bazar,il centro storico,la residenza imperiale ormai tranquillizzato sulla constatazione che nemmeno gli iraniani “mangiano i bambini”.Scoprii così che Theran pur nascendo su un sito archeologico antichissimo in realtà è stata completamente ricostruita dopo l’invasione dei Mongoli e successivamente promossa capitale con ristrutturazioni ed ampliamenti  nel XVII° e XVIII° secolo.Manca quindi di un vero e proprio centro storico e si sviluppa su quartieri spesso eterogenei a quote di altitudine variabili con residenze estive o invernali correlate alla quota stessa.Conveniva quindi individuare alcune mete precise ed attraversare i quartieri che le separavano possibilmente con taxi data l’enorme estensione dell’area urbana.Non trovai biciclette o motocicli a noleggio e tutto era complicato dall’impossibilità di un cambio credibile della valuta.Decisi pertanto di accodarmi,forse per la prima volta da molti anni,alla guida ufficiale del gruppo e di sganciarmi solo per piccoli trasferimenti.Certamente questa non era una città turistica,anzi tutto la rendeva molto difficile da conoscere:la mancanza di un vero centro storico,l’enorme estensione dell’area urbana,l’assenza totale di turisti stranieri,la difficoltà di usare l’inglese se non in ambito scientifico,l’assenza di un cambio ufficiale e l’impossibilità di usare carte di credito,la proibizione di poter noleggiare mezzi,tutto sembrava congiurare contro una seppur superficiale conoscenza della città.Davvero la similitudine con l’est europeo prima della caduta del muro era attinente,ed io ho sempre odiato le visite guidate obbligatorie!Le mete classiche però erano tutte interessanti e la storia della Persia è veramente notevole.

 

theran9

Alcune tappe sono secondo mè imperdibili quali il museo nazionale del tappeto persiano e quello del vetro.Il valore estetico ed archeologico sono inimmaginabili.Si giunge sino alle primissime rappresentazioni del mito di Ghilgamesh!Poi preso coraggio,convintomi che davvero i persiani ,come i comunisti ,non mangiavano i bambini e nemmeno gli occidentali,mi sganciai ripetutamente dal gruppo.Uno spasso veramente:il mio vestire casual , la barba folta ed una manciata di euro in tasca,mi permisero di sentirmi a mio agio ovunque.Entrai dove capitava:negozi,librerie,locali per giovani,parchi pubblici,centri religiosi.E sin dal primo impatto mi convinsi che la popolazione urbana era civile e gentile.Quasi nessuno parlava inglese,ma tutti avevano una gran voglia di comunicare.Evidente a tutti i livelli la schizofrenia tra il comportamento pubblico e quello privato.Precisione matematica nel rispetto delle norme in pubblico,capo coperto le donne,vestiti spartani con colori smorti,grande pulizia nelle strade,assenza pressoché assoluta di piccola delinquenza,frotte di giovani e bambini.Tante famiglie a passeggio per i parchi.

Ma a guardare meglio poi……molte le ragazze che erano truccate,gli sguardi  fieri e trasgressivi.Nei locali giusti minigonne vertiginose e discorsi molto occidentali.Internet ovunque,con o senza censura tanto era comunque incontrollabile su una popolazione urbana così vasta.Mi convinsi anche dai saltuari discorsi in inglese che qui le donne non ne potevano veramente più ed erano determinate ad esplodere nonostante i trenta anni di repressione.Anzi la sensazione era che la storia si fosse già nuovamente messa in moto……era solo questione di tempo.La sensazione per strada era nettissima.Gli uomini dell’ ultima generazione  condividevano queste aspettative ,gli anziani invece erano i loro veri nemici, alleati dello status quo.La giornata volò via,non mi avevano derubato,non mi avevano rapito,forse non si erano nemmeno accorti che esistevo!Non sapevo esattamente dove ero finito,ma di colpo mi ricordai che alle 20.00 dovevo essere pronto per l’incontro ufficiale alla nostra ambasciata.Mannaggia ,non lo volevo perdere,ma quanto ci sarebbe voluto per tornare all’hotel?

Una vita.Con il taxi a tutta velocità scoprii la vera estensione della metropoli,una massa di autoveicoli che non ricordo nemmeno negli USA,una quantità di olmi che bordeggiano tutte ,ma dico tutte le strade percorse,bellissimi ,con le radici bagnate da rivoli di acqua sorgiva che dalle pendici montuose irrigano tutta la rete stradale urbana,dai quartieri estivi a quelli sul margine del deserto.Una meraviglia.Theran nonostante l’altissimo inquinamento è tutta verde.E la ricchezza d’acqua capisci essere la sua caratteristica vitale,come la presenza protettiva della montagna,delle sue nevi quasi perenni,del suo clima incantevole almeno in questa stagione.Come per miracolo alle 20 ero in hotel e scoprii che il taxi non aveva tassametro e che tutti mi stavano aspettando…..detti una banconota qualsiasi al taxista e mai saprò di quanto sono stato sopra alla tariffa locale.Tanto capii che era inutile cercare di capire.Non esisteva mercato.

 Mi preparai,versione pinguino,in dieci minuti e si ripartì questa volta con autobus. E di nuovo ci dirigemmo verso i quartieri alti ,anzi altissimi.Nessuno sembrava conoscere la strada giusta,ma come stabilito per miracolo alle 21.30 fummo davanti alla nostra ambasciata.Una reggia!Villa superprotetta principesca con parco di altri tempi,tempio ed harem attiguo.Come mi sarebbe piaciuto fare l’ambasciatore!Venimmo accompagnati all’ingresso della residenza storica ,l’ambasciatore ci accolse individualmente e ci introdusse in una serie d’interni mozzafiato:maioliche,ceramiche,legni pregiati ovunque senza sfarzo,ma con grande ricercatezza.Antico e moderno come piace a mè,che spettacolo.Per un po’ mi persi nell’osservare attentamente tutti gli ambienti a cui eravamo ammessi:un mix tra museo,biblioteca snob,ambiente da ascolto,lettura ,degustazione ,sogno……Poi le parole dell’ambasciatore mi risvegliarono,ci stava chiedendo cosa facevamo nella nostra vita e che idea avevamo dell’Iran.Tutti non aspettavamo altro è ci gettammo in una ridda di osservazioni e domande.Veramente liberatorio ed interessantissimo.Un vero esperto di storia,economia,filosofia politica,arte.La cena fu squisita ma tutti avevamo troppo da chiedere ed il nostro ospite scoprimmo essere in una serata un po’ particolare.Era letteralmente disperato,anche se un diplomatico pensiamo non debba mai dovere darlo a vedere.Ma dopo tre ore di pressing ,ed un vero transfert, mi raccontò alcune cose assai delicate pregandomi di non farne parola.Percepii un feeling fortissimo tra noi tutti e con me in particolare.Andarono a segno alcune valutazioni delicatissime e tra pochi intimi uno sfogo che mi fa venire ancora la pelle d’oca.Capii che la situazione era tesissima,che la mattina successiva doveva prendere decisioni scomode,che si sentiva solo e diciamolo pure, tradito dal nostro governo di allora.Avrei lasciato tutto e mi sarei trasformato in consulente d’ambasciata……il mio amore per la politica internazionale infatti è almeno pari al mio fastidio per la politica interna.Sin da quando ero ragazzo.E parlare di cose proibite,in un paese antioccidentale in cui vigeva la pena di morte per gli atei,e noi tutti…..e sicuramente spiati……con gli israeliani pronti ad intervenire per distruggere i reattori nucleari…….e gli americani che condizionavano la politica estera ed economica italiana…..ed i francesi invece……ed i tedeschi…..per non parlare del governo nazionale……ero eccitattissimo.Non sono mai stato così eccitato.Rimanemmo  soli e sua Eccellenza si lasciò andare ad alcune confidenze che dovevo dimenticare,che ho già dimenticato…..che non dimenticherò mai!Tra informazioni superriservate che magari sapevano tutti,giochi di potere,spie e politica,credevo non avrei dormito per i successivi dieci giorni.Che nottata!Tutti insieme tornammo molto tardi,ma io sarei rimasto ed il giorno dopo avrei fatto…..e poi….e poi….tra inviti e ringraziamenti fortunatamente mi portarono via.Al rientro in Italia mi sono sentito di scrivere alcune valutazioni e di discuterne con lui sapendo che tutto era controllato ed intercettato.Tuttora lo ritengo il primo esponente del nostro apparato pubblico di cui mi sono sentito orgoglioso come cittadino italiano.Ma che strano proprio in Iran dovevo trovare un politico senza difetti! Come previsto dopo pochi giorni scoppiò la rivolta popolare e la repressione.Non ho saputo piu’ nulla.Ma quello che penso della situazione Iraniana oggi è molto diverso da quello che pensavo prima di partire.

 Ovviamente non dormii.Il giorno dopo era festivo ed io ero libero da relazioni.Passaii al palazzo congressuale,scambiai qualche valutazione con i colleghi mediorientali ed iraniani e subito si coagulò un gruppetto di curiosi liberi da impegni scientifici:”andiamo sulla neve,con un po’ di fortuna forse sciamo”.Evviva!Con alcuni colleghi italiani,simpaticissimi,un chirurgo libanese,un siriano ed un giordano in barba a tutte le guerre prendemmo una navetta è ci dirigemmo verso gli impianti di risalita della capitale.

Monti Elburz

Monti Elburz

Monti Elburz

Monti Elburz

 

Monti Elburz

Monti Elburz

 

Si perché le montagne che separano Theran dal mar Caspio son rinomate per le località scistiche ,oltre che per gli ambienti naturalistici unici e per le profonde gole che costituivano una rotta antichissima della via della seta.Sci ,archeologia,natura incontaminata…. riuscii perfino a dimenticarmi per un po’ dell’ambasciatore.Salimmo cantando a squarciagola canzoni e stornellate da caserma.Assurdo, le conoscevamo tutti e nessuno oggi ammetterebbe di averle cantate!La cosa si fece veramente divertente.Usciti con qualche difficoltà dai quartieri periferici,risalimmo una gola profonda sino ad un villaggio in quota da cui partivano impianti di risalita da modernariato.Mi sembrava di essere in Afganistan dove non sono mai stato!Ma così me lo immaginavo.Edilizia improbabile,frutta secca e candita ovunque,assaggiai dell’ottimo tamarindo e sperai di non aver commesso un errore fatale.Salimmo con il primo impianto anni 50’ ed il paesaggio divenne tibetano.Durissimo,roccia pura,sentieri tipo carovaniere,la neve sempre piu’ vicina.L’inquinamento vergognoso della valle  ormai lontano,qui volavano le aquile,davvero!Nel tratto di alta via che ci separava dalle prime primitive piste,un ragazzo giovanissimo mi invitò nella stamberga in cui lavorava chiedendomi in buon inglese quale fosse il segreto dello sviluppo economico italiano.Tutti ci sedemmo e ci chiedemmo quale sviluppo economico? Eravamo appena entrati nella peggior crisi dal ’29!Poi mi accorsi che eravamo seduti su bellissimi cuscini di lana molto colorata su una terrazza di legno affacciata sulla gola innevata.Mi uscirono tre banalità che fecero  però colpo su di lui e soprattutto sul gruppo che mi prese in giro per questo sino al ritorno:assetto politico adatto,risorse umane motivate,inventiva.Bhe in effetti attualmente ci mancano tutte e tre!Salimmo in quota e rimediammo scarponi e sci non proprio tecnici.

Ma poi che spettacolo…..neve non battuta ma compatta,cielo zaffiro,montagne rosse,il deserto in lontananza.Ricordo esperienze del genere solo in Libano e nelle Montagne Rocciose,ma qui il senso di immenso ed arcaico è fantastico.E’ come sciare tra i minareti e le vie carovaniere,ha veramente qualche cosa di surreale e fiabesco.

Dovevamo rientrare,maledettamente troppo presto,cena privata tra chirurghi e poi in piena notte si rientrava a Roma!Temevo una noiosa cena di protocollo,ed invece…..

Milad Tower top

Milad Tower top

Milad Tower

Milad Tower

 Alle 20.00 appuntamento alla base della meravigliosa Milad Tower, nel quartiere dell’Università,alta 435m.Sembrava di essere a Montreal e con gioia appresi che ci era concessa una rapida visita:si perché si poteva entrare solo se ospiti del governo,per ragioni di sicurezza…….d’altra parte se tiri giù le torri del tuo nemico ,poi temi che tirino giù anche la tua….e sarebbe stato un vero peccato:l’emozione di raggiungere la piattaforma panoramica dopo aver attraversato tutto il museo della rivoluzione fu pari allo spettacolo di NY illuminata  dall’ultimo piano di ciascuna delle Torri gemelle.Theran ,un immenso mare di luce ,con quella brezzolina piacevolissima era davvero non immaginabile.Possibile che la modernità abitasse anche qui?

 

 

In qualche modo alle 22.00 fummo a casa del nostro ospite.Quartiere elegante,non sfarzoso.Villetta molto curata ,immersa nel verde.Portone all’inglese.Signora bionda,molto elegante,decisamente giovane e bella ad attenderci:iniziò in modo inaspettato una cena di commiato memorabile.Appena varcata la soglia… la mia casa ideale:flat su unico piano,luminosissimo,parquet alternato a ceramiche,arredamento moderno con pezzi di antiquariato persiano da urlo,cucina futurista a giorno,piscina parzialmente all’interno della zona giorno,pianoforte a coda che dominava la biblioteca,piante e fiori studiatissimi.Non so come, non so perché poco dopo ero seduto sul pavimento,già senza giacca e cravatta a discutere di jazz e vino con la padrona di casa .Gli altri hanno fatto altrettanto e tra un assaggio e l’altro di piatti dalla speziatura leggera e raffinata, iniziammo a sorseggiare una selezione di vini di eccellente livello che il nostro ospite,sornione,stappava con  compiacimento.Finalmente!Una cantina fornitissima ed una atmosfera sempre piu’ calda e cordiale.Finimmo intorno al piano con un chirurgo ucraino ottimo interpetre di musica moderna,Jazz,pop.In breve eravamo tutti nati a Theran e quando le signore si alternarono al piano suonando e contando pezzi persiani,pensai a quale borghesia abitasse questo paese!Un mix memorabile di Mediterraneo,America e Medio Oriente.La miscela che preferisco e che non riesco a spiegare ai detrattori:ci sono le nostre radici ed il nostro futuro,il nostro oggi globalizzato e la possibilità di scegliere la contaminazione come metodo.Il Jazz ed i ritmi etnici….è esattamente ciò che preferisco,anche se capisco perfettamente che questo è un limitatissimo esperimento di elite.Ma io non sono mai stato di maggioranza ,di nessuna maggioranza!La serata volò,ognuno parlava di sé ed ascoltava le confidenze dell’altro come se qualcosa stesse per finire per sempre all’indomani.Un rispetto ed una armonia che nasceva dalla stima e dalla cognizione che l’altro aveva perfettamente capito il contesto e non cercava strumentalizzazioni. In questo riconosco che noi italiani,quando vogliamo siamo irresistibili:non un discorso fuori posto,una capacità di unire e sdrammatizzare unica,una disponibilità al confronto senza giudizi che a casa abbiamo chissà perché completamente perso…..e così io che non ho mai fumato mi trovai a provare il narghilè,ad assaggiare ogni tipo di frutto del deserto,dissertare di sanità euro-asiatica,a prospettare esperienze comuni.Che bello sognare!

 Mi ritrovai in volo per Doa con ancora qualche bacca di gelso e qualche incantevole pistacchio in tasca……Era stato tutto falsato dal contesto scientifico,o era  tutto vero?.Finalmente mi rilassai e mi risvegliai mentre sorvolavamo  l’enorme distesa di roccia rossa della Penisola Arabica.

 “Spero che presto le cose cambino  e che questa splendida gente possa finalmente ballare e bere per strada…..poi a pensarci bene spero anche  che qualche cosa succeda anche da noi dove ormai ci siamo costruiti un piccolo recinto individuale e non abbiamo piu’ voglia di ballare e bere insieme per strada pur potendolo fare”.

 Trenta giorni dal rientro appresi che manifestazioni di massa erano state duramente represse a Theran.Poche settimane dopo esplose” la primavera araba”in tutti i paesi del NordAfrica e MedioOriente.Come quando ero liceale mi trovai ancora ,con sorpresa, commosso dai movimenti di liberazione……..ma inquieto sul cosa avrebbero comportato…….

 

Auguri Theran. 

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